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Hai fatto caso che in tutte le attività umane c’è sempre un ordinamento dei livelli qualitativi? Esiste un livello base per i meno esperti e un livello professionale per quelli bravi. A volte ci sono anche i livelli intermedi, come avviene nel gioco del calcio (serie A, B, C etc.), se il grado di competenza è già alto, ma non specialistico. Le ragioni sono insite nella natura stessa dell’ homo sapiens, nella sua capacità di discernimento e di selezione del “buono” dal “cattivo”, del “bello” dal “brutto”, del “bene” dal “male”. Questo significa che fin quando l’uomo avrà diritto di scelta e il buon senso per esercitarlo, esisteranno sempre i livelli di competenza e un diverso mercato che ne accoglie la domanda con l’offerta. Il mio obiettivo di oggi è quello di dimostrare che esistono livelli diversificati di competenza anche per scrivere un post. E che in contropartita alla qualità dell’offerta, si forma sempre il corrispondente mercato della domanda. Se scrivo un articolo di qualità, per intenderci, avrò un audience di qualità. Di converso, se scrivo un post scadente e di basso profilo, avrò lettori scadenti e di basso profilo. La differenza tra i due target, ovviamente, incide anche sulla qualità dei commenti e sulla percezione che in generale si ha del blog. Preferisci acquisire informazioni da un blog professionale e di prim’ordine? O da un blog approssimativo e dai contenuti incerti? Faccio sempre questa domanda agli studenti del mio Coaching. E la risposta non cambia: “preferisco leggere blog di qualità!” Ora, se questo è vero, perché dovresti trascurare la qualità della tua informazione e nel contempo presumere che le persone comunque verranno a leggerti? Non succederà mai! La gente, proprio come fai tu, si appassiona ad argomenti interessanti, autentici, credibili. Ha bisogno di essere coinvolta in fatti e storie mai sentiti prima. Deve scorgere un motivo veramente valido per trattenersi sulla tua pagina qualche minuto in più del tempo che abitualmente concede alle sessioni di navigazione. I lettori di blog migliorano costantemente la propria capacità di distinguere il vero dal falso (o dall’imitazione). Hanno centinaia di migliaia di riferimenti a portata di clic, e riescono a scorgere la qualità del contesto nei primissimi decimi di secondo di permanenza sulla pagina. Oggi, peraltro, il blog sta modificando poderosamente la sua natura e la sua funzione. Da semplice e occasionale contributo di idee elargite senza impegno sul web, si è trasformato in un fenomeno competitivo di abituale e programmata erogazione di dati e notizie . Chi vuole fare blogging sul serio deve preoccuparsi di avere una piattaforma funzionale, un template usabile, una grafica attraente, un proprio nome a dominio, un set di plugin efficienti e non per ultimo un’adeguata conoscenza delle migliori strategie di condivisione dei dati e di diffusione dei permalink. Ma qui andiamo a finire su un terreno molto vasto che non attiene al tema dei contenuti e che per questo affronteremo in un’altra occasione. Quello che invece mi preme farti prendere in considerazione è la necessità di acquisire uno stile onorevole di blogging. Si può scrivere in tanti modi diversi, ma ce n’è uno soltanto che fa la differenza, ed è quello dell’ autenticità . Non è facile essere sempre originali e innovativi, ma ci sono 3 regole che io stesso cerco di rispettare ogni volta che mi accingo a scrivere un articolo. Sono tre regole etiche e di stile, che una volta imparate e messe in pratica ti permetteranno di posizionarti al di sopra della media e di attrarre un traffico di prima scelta. |
1. Cita le fonti (non copiare!) |
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Molti blogger leggono un articolo e riescono a cogliere la cadenza dell’autore. Altri, facendo la stessa cosa, prendono nota di un giro di frase particolarmente brillante; altri ancora, leggono un post e scorgono una metafora sottile ma efficacissima. Infine, ci sono quelli che copiano completamente il testo e ci mettono il proprio nome sopra. Prendere spunto dagli altri è importante, ma copiare non fa bene! È poco etico e non ti aiuta a costruire credibilità intorno al tuo progetto editoriale. È un approccio che non funziona né sul piano artistico né su quello del marketing. Internet non dimentica. Sa quante persone hanno scritto sullo stesso argomento e in che periodo. Seth Godin, il blogger di marketing più celebre del mondo, parla di memoria collettiva istituzionalizzata. Tutti possono verificare all’istante la reputazione di un qualunque autore e l’autenticità di quello che scrive.
Questo non significa che devi privarti della possibilità di richiamare pensieri, riflessioni o concetti di altri autori, soprattutto se questi servono a dare valore al tuo ragionamento e a rendere credibile la tua proposta. Puoi farlo, tuttavia, citando le fonti da cui sono tratte quelle voci. È corretto, elegante e pone le basi per uno scambio proficuo di link. |
2. Scrivi solo su ciò che conosci! |
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Non sopporto le persone che quando scrivono non sanno di cosa stanno parlando. A giudicare dalla roba che c’è in giro, ce ne sono tante. Molti pensano che un pizzico di immaginazione e qualche tecnica truffaldina del tipo “copia e incolla” possano sostituire preparazione e ricerca. Non è così! Se vuoi attirare un certo tipo di traffico sul tuo blog e fare in modo che i visitatori diventino lettori abituali è bene che cominci a scrivere solo su argomenti che conosci. Altrimenti, il rischio di fare una pessima figura e di non riuscire a fidelizzare i visitatori è davvero elevato. Un esempio eclatante è quello dei giovani blogger che trattano il tema del fare soldi online (argomento che va molto di moda negli ultimi tempi). Ne conosco a dozzine che mi scrivono per sapere come ricevere un pagamento o in che modo settare un pulsante PayPal. Ma la cosa allucinante è che le stesse domande le vanno a fare anche sui forum. Ora, se sei un esperto del guadagno online e non sai come ricevere un pagamento, quant’è credibile la tua comunicazione? Te lo dico io, zero! Il mio consiglio, dunque, è di scrivere su questioni che si conoscono bene, che si ha la possibilità di provare, di argomentare, di contestare con fatti o esperienze vissute in prima persona. Ma se proprio non hai un background specifico da trascrivere per i tuoi lettori, allora ti consiglio di cominciare a raccogliere e a studiare tutto il materiale che ti serve per tirare fuori il tuo bell’articolo. La ricerca è un’attività molto interessante. Ti consiglio di praticarla. Scoprirai che oltre a essere un fatto divertente, è anche un modo originale per sentirsi soddisfatti del proprio lavoro. |
3. In Italia il tuo blog è “made in Italy”! |
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Non so se hai mai visto quel memorabile film di Stefano Vanzina dal titolo “Un americano a Roma”. Ebbene, in quelle scene, il grande Alberto Sordi prendeva in giro la società italiana del dopoguerra, tutta protesa a imitare i miti statunitensi di Hollywood. Ma Nando (A. Sordi), con il suo americano infarcito di genuino romanesco, non aveva alcuna pretesa di serietà, e quando, dopo aver cercato di mangiare yogurt, marmellata e mostarda, si accorge degli spaghetti al pomodoro e del fiasco di vino rosso, non ci pensa due volte. Torna romano più di prima per potersi concedere finalmente un vero pasto all’italiana. Sono passati 51 anni, ma la voglia di imitazione dei modelli americani continua a suscitare fremiti negli autori italiani alle prime armi. Capisco che venga spontaneo snobbare ciò che è familiare, ma se il tuo obiettivo è quello di dare un’informazione che sappia fare presa sulla gente, ti consiglio di essere sempre il più semplice e autentico possibile. Usare un termine inglese solo perché suona più tecnico per le tue elucubrazioni non significa comunicare in maniera efficace. La lingua italiana ha più di 50.000 vocaboli e consente per questo infinite possibilità espressive. Eppure la maggior parte degli italiani ne conosce poco più di 500. Poi si dice che gli inglesi sono più bravi ad esprimere concetti difficili con poche parole. La verità è che questo fatto di voler prima concettualizzare e poi raccontare in inglese a tutti i costi è diventato un luogo comune così forte che quello che conta non è tanto il significato delle parole usate, piuttosto il fatto di dirlo in inglese. Chi legge dedica meno tempo alla concettualizzazione di chi scrive. Se il tuo intento è quello di richiamare un mondo di esperienze e di case history (l’ho fatto apposta) con modelli linguistici non condivisi, quello che ne viene fuori è un esercizio alquanto artificioso di costruzione della frase. Insomma, anche qui vale la regola di prendere spunto, se necessario, ma di ridurre al minimo le imitazioni. Dall’America arrivano idee interessanti, soprattutto in materia di internet, ma non tutto è buono per il mercato italiano. Prima, perché anche negli Stati Uniti c’è tanta robaccia di scarsa qualità che non vale proprio la pena di importare; secondo perché i modelli comunicativi americani non hanno niente a che vedere con quelli italiani. Scrivere titoli con tutte le iniziali in maiuscolo (comprese quelle degli articoli e delle congiunzioni) non è un bello spettacolo da vedersi. Non migliora la tua credibilità e non aumenta l’interesse per il contenuto dell’articolo. Anzi, quasi sempre da la sensazione di avere a che fare con dei “poco di buono”. E questo non ti aiuta. Lo stesso vale per tutti quegli accorgimenti (sottolineature, evidenziature, aumento spropositato dei font etc.) di cui è piena la rete americana. In Italia vengono percepiti tutt’al più come manifestazioni dilettantesche di comunicazione. Il mio consiglio è di tenere tutto sotto controllo, di monitorare continuamente anche il mercato americano, perché di vero c’è che in quello sono molto più internettizzati di noi italiani. Ma di non andare oltre il fatto di cogliere dei suggerimenti strategici da attuare nel mercato italiano, nel rispetto delle regole, degli usi e di tutto quello che da secoli fa del “made in Italy” un marchio di indiscussa qualità. |








Che articolo interessante!
Carlo, credo proprio che le tue 3 regole di blogging siano inderogabili per chi voglia fare della WLG un’attività di successo.
In particolare, mi ha favorevolmente “colpito” l’ultima regola relativa al made in Italy.
Difatti, cercare di copiare pedissequamente il modello americano nei blog italiani senza considerare le palesi diversità di mercato e di linguaggio comunicativo, provoca il sicuro fallimento del blogger nostrano.
Ti saluto
Ciao Carlo,
come sempre ci insegni la cosa più importante: l’etica!!
Ce ne fossero come te sulla rete!!!
Grazie!