Si chiama pagina d’atterraggio (landing page) quella che il visitatore si trova davanti dopo avere cercato online delle informazioni e cliccato su un link o su un annuncio pubblicitario.
Esempio. Tizio cerca su Google come contestare una multa ingiusta. Il motore tira fuori due tipi di risultati:
- organici
- sponsorizzati
Nell’immagine qui sotto puoi capire di cosa sto parlando.
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Tizio consulta i link e i messaggi che essi contengono e clicca su quello che appare più pertinente con il suo focus di ricerca. Alla fina si ritrova su una pagina web cui punta il risultato indicizzato o sponsorizzato, ovvero, sulla landing page.
Il ruolo della landing page
Si può tranquillamente sostenere che negli ultimi anni il suo ruolo è mutato in funzione della crescente utilità socio-economica del web.
Un tempo si lavorava sulla home page. Era questa la pagina più importante di un sito, quella che doveva far capire qualità, contenuti e caratteristiche dell’azienda. Ma non ha mai dato grandi risultati.
Le aziende più aperte alla tecnologia hanno investito grandi capitali, nella speranza di avere un ritorno economico soddisfacente. E in Italia c’è ancora chi continua a mantenere in piedi strutture del genere (drive to site), sottovalutando la logica del navigatore, a cui non importa nulla del portfolio aziendale o dell’antica tradizione di famiglia che il sito sfoggia sulla home.
Gli americani non hanno mai avuto grandi guizzi creativi che potessero interessare la curiosità intellettuale degli europei. Ma quando si è trattato di informatizzare il mondo, non abbiamo potuto fare altro che plaudire l’impresa.
Su quella scia hanno mantenuto il primato, arrivando a capire prima degli altri che il marketing del web risponde a tecniche e strategie completamente diverse da quelle tipiche del mercato tradizionale.
Forse perché internet apre le porte alla folla, ponendo fine alla logica dei privilegi e ridefinendo il concetto di nicchia.
Fatto sta che, nell’interazione online, il navigatore vuole sapere se hai quello di cui ha bisogno. Di tutto il resto non gliene frega niente.
Ecco perché il modello vetrinistico e istituzionale dei siti ha dato scarsi risultati. Dispersione, contenuti inidonei, insufficiente usabilità etc., hanno segnato la fine di un periodo nel quale si cercava di sfruttare il web con idee tipiche del mercato tradizionale. Un vero pasticcio.
La landing page nasce da un campo di battaglia che ha fatto milioni di morti e feriti. È la risposta a tutte le domande del marketing, la chiave di volta che ha permesso di ricominciare e di ricostruire un’economia che sembrava essere destinata al fallimento.
Posto un prodotto/servizio di qualità, che viene dopo, e un sistema potente di advertising (AdWords), che viene prima, la landing page è il fulcro centrale del nuovo internet marketing.
La struttura narrativa della landing page
L’obiettivo di una landing page è fare in modo che i navigatori (misurati come utenti unici) arrivino sulla pagina e compiano l’azione desiderata (vendita, registrazione al sito, iscrizione alla newsletter, richiesta di preventivo etc.).
Dagli americani abbiamo appreso molte nozioni di questo tipo. E gran parte delle pagine italiane ricalcano fedelmente il modello USA transazionale, sia nella struttura che nell’ideazione grafica. Hanno lo stesso canovaccio, fatto di header, headline, introduzione, testimonial, bonus etc..
Il fatto è che quando un archetipo si diffonde pedissequamente, soprattutto in un medesimo segmento di mercato (nicchia), il suo impatto risulta compromesso dall’appiattimento visivo e semantico.
La gente si abitua e non presta più attenzione ai contenuti della landing page. E gli sforzi fatti per attirare l’attenzione e mantenerla sull’offerta risulteranno completamente vani.
Non lo dico io, ma insigni neuroscienziati che hanno testato il comportamento degli utenti alle prese con svariati modelli di proposte commerciali.
Il risultato delle indagini è stato davvero molto interessante. Le vendite sono aumentate, il rapporto con i clienti è migliorato e i tempi di lavorazione della pagina sono notevolmente calati.
Io stesso sto usando con successo lo schema proposto dal neuromarketing, e posso confermare la potenza di questo nuovo approccio.
Si tratta di una struttura narrativa molto semplice. Una volta compresi i 4 punti che la formano, diventa un gioco da ragazzi sviluppare lettere potenti ed efficaci.
Ma quali sono i 4 punti? Su quale strategia fanno leva per ottenere risultati così poderosi?
Vediamo di cosa si tratta.
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Eccezionale Carlo!
Non posso dire altro…
Ma quanti infomarketer su internet spiegano queste cose con tanta semplicità?
Grazie
Carlo, questo post è semplicemente senzazionale!!!!!
Proprio questi giorni pensavo a come presentare il prodotto che voglio promuovere e di cui abbiamo parlato su skipe.
Parte dei contenuti la conoscevo perchè ho comprato l’ebook “E’ facile diventare ricchi subito dopo la laurea” ma questo post ha veramente un valore aggiunto non indifferente.
A proposito….sai che ho ricevuto la mia prima richiesta di consulenza legale?
E tutto applicando (tra l’altro nemmeno troppo bene, perchè si può sempre migliorare) i tuoi insegnamenti!!!!
Ma è il momento di passare a wordpress…. ti farò sapere.
Ciao!
Semplicemente grandioso!
Grazie