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L’influenza degli stereotipi sulle doti degli artisti

Come potete notare, ho momentaneamente interrotto le mie consuete lezioni per parlarvi di un argomento che inizialmente non vi giungerà nuovo, dato che l’ho accennato più volte nei precedenti post, e cioè di come l’educazione che ci impartiscono da piccoli influisca, ahimè, il più delle volte negativamente sulla nostra creatività.

Orbene… vi anticipo sin da subito che il tema in questione metterà in luce differenze a mio avviso molto marcate tra… “maschietti” e “femminucce”, lanciando così una piccola provocazione.

A costo di dare l’impressione che io voglia mettere le mani avanti, vi posso garantire che il discorso non vuole essere a favore nè di uno, nè dell’altro genere.

Piuttosto, ciò a cui miro è il raggiungimento dell’equilibrio tra le due parti, evidenziando anche i condizionamenti che colpiscono in egual modo entrambi i sessi.

Purtroppo non è colpa mia se tali differenziazioni e limitazioni esistono ormai da tempo immemorabile.

Questo è un dato di fatto. Anche se in tempi recenti si sono attenuate, purtroppo le differenze ci sono anche oggi.

Vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.

LA PERDITA DELLA VISIONE D’INSIEME

Nel percorso artistico di un bambino sono principalmente tre le fasi che si attraversano:

La fase degli scarabocchi: parte dall’anno e mezzo fino a circa tre anni. In questa fase, il bambino traccia scarabocchi prevalentemente circolari, poichè è una forma che viene più naturale disegnare rispetto ad altre con spigoli, per via del movimento che il braccio compie in scioltezza tracciando linee curve.

La fase dei simboli: va dai tre anni e mezzo circa fino ai sei-sette anni. Qui si iniziano a dare i nomi alle cose, e si scopre che i simboli, adeguatamente uniti tra di loro, danno luogo a soggetti ben identificabili, come ad esempio il papà e la mamma, la casa o un gatto.

La caratteristica che salta di più all’occhio è come in questa fase il bambino abbia un senso della composizione e della visione d’insieme pressocchè perfetti; gli spazi pieni e vuoti sono sempre perfettamente bilanciati tra di loro in ogni composizioni.

La fase del realismo: questa fase inizia dagli otto-nove anni e solo in rari casi sfocia in un’effettiva capacità di disegnare ciò che realmente si vede. Solo in coloro che per puro caso scoprono la funzione D in maniera più o meno spiccata.

Qui i ragazzi si sforzano di far sembrare più realistici possibile i propri disegni, ma (vale per entrambi i sessi) perdono il gusto per le composizioni equilibrate e i paesaggi, concentrandosi su soggetti singoli (ritratti, oggetti di svariato tipo ecc) senza calarli in un particolare contesto,  sulla cura dei dettagli e delle minuzie, dato che i ragazzi in questa fase tengono veramente moltissimo al realismo dei loro lavori.

L’INFLUENZA DEL SISTEMA DI SIMBOLI

Gli insegnanti deplorano questa tendenza e criticano gli allievi di mancanza d’originalità e di avere pessimo gusto.

In molti casi, in questa fase, vengono rovinati molti potenziali artisti, più di quanto si possa immaginare. Purtroppo, questi insegnanti non capiscono che prima di trovare una propria originalità, lo studente DEVE imparare a disegnare la realtà. Desiderio più che legittimo!

Non si nasce “Picasso”, già belli e pronti. Picasso si diventa. E anche Picasso imparò a disegnare con la funzione D e partì da soggetti realistici.

Ora arriviamo alla parte, diciamo così, più scottante del nostro discorso. Perchè, a mio avviso, è proprio in questa fase che le differenze tra ragazze e ragazzi iniziano a farsi sentire maggiormente.

Il preadolescente inizia lo sviluppo del fisico ed esce dalla fase infantile. La vita lo sottopone a nuove sfide e la società gli richiede, più o meno implicitamente, di entrare in un ruolo ben definito.

Se l’individuo è “diverso” in qualcosa, anche solo di una virgola, guai per lui/lei! Ciò avviene in tutti gli aspetti della sua vita, anche nel suo potenziale creativo, che il più delle volte viene inibito per sempre. Solo in rari casi ci si salva, poichè si creano per puro caso le condizioni ideali con le quali l’individuo riesce a sviluppare indisturbato le sue doti.

La differenza tra i ragazzi e le ragazze sta nel fatto che sulle seconde si riversano molti più “codici impliciti” da rispettare. Cambiano a seconda delle epoche storiche e solo nella forma, ma non nella sostanza; anche il sesso maschile ne è vittima, ma in misura decisamente inferiore, e la storia insegna.

Ciò che più mi interessa, ora, è dunque focalizzarmi sugli effetti che questi condizionamenti hanno sulle potenzialità creative di ciascun individuo, a prescindere dal sesso di quest’ultimo.

Basta dare un’occhiata ai temi prediletti dagli uni e dagli altri.

I ragazzi imparano più facilmente a disegnare anatomie e dettagli tecnici, poichè i loro soggetti preferiti sono eroi muscolosi e macchine e moto di vario genere, che spesso copiano da riviste oppure dai comics americani, molto curati per quanto riguarda i personaggi e le ambientazioni.

Le ragazze, invece, inflazionano molto di più i loro temi: pelouche, fiori, personaggi da fumetti esclusivamente per ragazze (disegnati in modo stilizzato e dalle tematiche parecchio edulcorate) e hanno molta più paura dei ragazzi a scendere in dettagli anatomici, come ad esempio le mani, caso molto frequente.

P.S: Queste premesse possono impedire ai futuri artisti, uomini o donne che siano, di dare il meglio di se stessi. Perchè l’ Arte, quella con la A maiuscola, ha il compito di porgere in dono all’umanità un qualcosa che non ha sesso e che fa parte del Tutto e che chiunque, maschio o femmina che sia, può esprimere al meglio se riesce a svincolarsi dal sistema di simboli imposto sin dall’infanzia da un modello educativo ormai sorpassato.

P.P.S: Questo dovrebbe essere il compito meraviglioso dell’Arte in tutte le sue manifestazioni, che si tratti di un fumetto, di un quadro, di un’opera architettonica o di una canzone d’amore.

Per il momento è tutto, dalla vostra inviata speciale Ladyvalkan… che si smaterializza con un sonoro SWOOOOSH e vi aspetta per la seconda parte del report. A presto! ;)

_________________________

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3 Comments »

  1. avatar Giuseppe Grancagnolo ha commentato:

    Questo post me lo stampo e lo attacco come fosse un quadro! :-)
    complimenti Vale, come inviata sei un drago!

  2. avatar ester ha commentato:

    Grazie Lady,
    ti ringrazio davvero perchè era ora che qualcuno di competenza,cominciasse a dire pane al pane e vino al vino: Sono pienamente d’accordo con te. La mia diatriba con gli insegnanti di “EDUCAZIONE ARTISTICA” è iniziata al tempo della mia terza media,ossia ben 37 anni fa! ( scusate,ma il buon giorno si vede dal mattino! ;) ) La prof ci aveva fatto fare un disegno in classe da presentare all’esame che interpretasse il ruolo della pubblicità nella vita. Io disegnai una coppia di sposi,rigorosamente di spalle così mi risparmiavo i dettagli tecnici del viso, delle MANI e di tutto il resto,che si riparavano sotto un ombrello da volantini recanti scritte di marche allora famose,o rappresentazioni di prodotti d’uso comune per la casa, il giardino, l’abbigliamento,e via così per dire che essa era troppo invadente, che si approffittava delle situazioni della gente,che era troppo “pubblicitaria”. Lei mi disse che era fuori “tema” (????ma non doveva essere un disegno?? :o ) Lei conosceva i miei precedenti da contestatrice avuti con altri professori,come per esempio con quella di storia che a parole ci spronava a studiare con occhio critico i vari eventi,che però dovevano poi collimare o quanto meno accordarsi con la SUA filosofia,tanto è vero che ogni volta che mi interrogava,prima di risponderle,le chiedevo cosa voleva sentire : la versione ufficiale,la Sua ufficiosa o quello che avevo capito io…il che mi è costato diverse uscite extra fuori dall’aula,delle belle insufficienze e un tre sull’allora pagella dell’ammissione all’esame. Probabilmente la prof di artistica doveva nutrire una forte antipatia per me,così cominciammo a discutere tanto è vero che a tutt’oggi,se ci penso,non ho ancora capito se lei si era abbassata al mio livello,o io alzata al suo! Fatto sta che mi lasciai prendere dalla mia dannatissima impulsività e alla fine della discussione esordii con frasi di questo tono ” Forse è per questo che gli scultori,i pittori che studiamo sono tutti uomini e neppure una donna e comincio anche a capire perchè Picasso raffigurassegli esseri umani,per lo più donne,in quella assurda maniera: era talmente incavolato con la sua prof,che probabilmente ragionava come lei, che in un momento di rabbia l’ha fatta a pezzi sulla tela per vendicarsi!” La prof era furiosa,ma accettò la sfida accettò quel disegno per l’esame.Era convinta che i suoi colleghi l’avrebbero valutato negativamente… ma così non fu,anzi,a presenziare al mio esame, oltre al preside in persona ( voleva conoscere quel fenomeno che aveva 9 in matematica e scienze,8 in italiano la sufficienza abbondante nel resto (artistica solo un misero 6 meno)e 3 in storia e geografia )c’era anche il prof di un’altra sezione che restò positivamente sorpreso dal mio acume( sua testuale parola). Quando poi il preside mi chiese una spiegazione per i risultati scritti in pagella, non mi lasciai sfuggire l’occasione di sputare quel rospo che mi stava sullo stomaco da mesi anche perchè ero convinta che mi avrebbero bocciata,tanto valeva almeno essere bocciata per una ragione seria,così risposi:
    “Signor Preside,il fatto è che veramente ho cercato di seguire gli insegnamenti dei prof X,Y,Z, di usare la mia testa per ragionare sulle cose,ma siccome questo raramente mi ha portato a vedere le cose come le vedevano loro, così sono nati i conflitti,ma non perchè fosse mia intenzione mancare loro di rispetto, anche se una volta o due è successo, ma perchè non riuscivo a far comprendere loro che le mie conclusioni derivavano proprio dall’aver studiato i testi dati e di averci applicato sopra il metodo che avevano consigliato di usare…( visto che tutti mi guardavano dando l’impressione di aver perso l’uso della parola,rincalzai..) vede… prendiamo il disegno per esempio,educare per me vuol dire dare delle dritte, delle basi sulle quali uno poi possa sviluppare la propria Arte e Arte vuol dire,sempre per me per quello che ho capito dai testi, esprimere quello che si ha dentro nella maniera in cui si riesce meglio…è personale, io non so se un giorno arriverò a “capire” un quadro di Picasso,i quadri suoi che ho visto fin’ora non mi piacciono,ma questo non vuol dire che lui non sia un artista,io potrei disegnare o modellare benissimo in una maniera tale che mettendo l’oggetto ritratto vicino al quadro o alla scultura,non si capisca quale dei due sia l’originale,ma solo per questo potrei non essere un artista…” mi son fermata qui perchè gli sguardi degli astanti si faceva sempre più perso nel vago: dedussi che l’anno sucessivo avrei ripetuto la terza e che la prof di storia poi l’avrei avuta anche per italiano,e allora … con tre insufficienze non sarei nemmeno stata ammessa all’esame….chissà per quanti anni ancora avrei dovuto ripetere la terza media!!!però poteva anche succedere che pur di liberarsi di una piantagrane come me,mi avrebbero promossa per passare la patata bollente ad altre mani…. Non so cosa giocò a mio favore, di fatto ,fui promossa.

    Voglio dire! tutto è relativo!educare all’arte, per me oggi vuol dire darela possibilità ad un individuo di esprimere le proprie idee, i propri pensieri nel suo stile,vuol dire accompagnare una persona nel viaggio che lo condurrà a forgiare lo stile stesso però senza influenzarlo,circoscriverlo,incanalarlo per dove non vuole andare….poi che ilrisultato piaccia o menoè un altro discorso,…posso essere un pò cattivella??? il successo lo decretano i cosiddetti critici (infatti nel passato un pittore o uno scultore diventava “famoso” dopo la sua morte,passando dalla “fame” alla fama quando non poteva averne più giovamento,la qualcosa se l’è goduto e se lo gode tutt’ora chi ha il possesso materiale dell’opera! dimmi te se questa è giustizia!)
    Ma chi è decide che un critico sia davvero un critico?? ok,ok!!!mi fermo qui! nn vorrei essere invitata ancora una volta ad uscire dall’aula!!!!

    P.S.nn finisce qui! aspetto la seconda parte!
    Ciaooooo

  3. avatar Ladyvalkan ha commentato:

    Ciao Ester!
    Guarda, lasciati dire che sei solo da ammirare per come ti comportasti in quell’occasione, e sicuramente non solo in quella.
    Simona nel post sulla conoscenza ti ha risposto proprio a pennello,ha centrato il punto che sta dietro ad una tua dote che spesso e volentieri viene messa alla berlina.
    E, mi spiace dirlo, la si può pensare come si vuole e affermare ostinatamente il contrario, ma la storia ancora una volta insegna che specie se è una donna ad avere queste doti non viene quasi mai ascoltata; per gli uomini c’é sempre qualche possibilità in più di essere degli innovatori o quantomeno di ricoprire ruoli di una certa autorevolezza.
    A meno che una donna, per poter essere presa in considerazione e ricoprire determinati ruoli, si adatti al più becero, falso e ipocrita femminismo che esista e non sacrifichi la sua femminilità per diventare essa stessa un uomo!
    Certo, se il femminismo come movimento non fosse mai esistito, non avremmo assistito a determinati miglioramenti della condizione femminile, e la sua importanza non si discute… ma è tempo di voltare pagina e di cercare altre strade se vogliamo fare altri passi avanti.
    Chiusa questa parentesi…
    Per quanto riguarda i critici e l’arte come te la insegnano a scuola… beh che dire, come non darti ragione!
    Sempre questi critici, che hanno fatto il bello e il cattivo tempo! Possibile che il destino di un artista debba per forza dipendere da loro?
    Non si ha minimamente idea di quanti meravigliosi autori siano sconosciuti ai più, perchè ritenuti scomodi o semplicemente per chiusura mentale di chi stabilisce i contenuti dei libri di testo o dei programmi scolastici.
    Ah, l’arte… é un universo tutto da scoprire che, una volta iniziato a studiare liberi da condizionamenti, non si finisce mai di esplorare! :D

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