Egregi signori, stimati professionisti del giornalismo italiano,
ho deciso di indirizzarvi questa lettera perché sono fermamente convinto che ciascuno di voi ha le capacità e il potere di dare uno scossone significativo all’attuale situazione economica italiana.
La gente ha bisogno di un’informazione sana, costruttiva, che sappia stimolarla a fare bene e ad avere fiducia nel potenziale a disposizione.
Ha bisogno di sapere le cose come stanno. Ed è giusto quello che fate. Ma ha altrettanto bisogno di sapere tutta la verità. Se l’informazione è parziale e si limita a soddisfare solo le esigenze del palinsesto o quelle editoriali, allora c’è qualcosa da rivedere.
Non mi giudicate male. Non vi scrivo per polemica, né ho la presunzione di vantare soluzioni magiche cui altri non abbiano già pensato. Ma guardo la televisione come tutti e leggo il giornale ogni mattina. E posso tranquillamente sostenere che le informazioni più incoraggianti degli ultimi anni nessuno di voi le ha mai date.
Di cosa sto parlando?
Sto parlando della questione occupazionale e dell’accanimento con cui i mass media fanno leva sul disagio e sulle sciagure delle persone per ottenere gli ascolti.
Non mi fraintendete. Certe iniziative sono nobili o, almeno, dovrebbero esserle.
Quando un conduttore televisivo lascia sfogare un padre di famiglia licenziato e ottiene di farlo assumere da un imprenditore che in quel momento è sintonizzato, dovrebbe essere considerato un grande gesto di solidarietà sociale.
Ma siamo sicuri che è così? Siamo sicuri che si tratta veramente di solidarietà sociale? O è solo una strategia molto potente per aumentare gli ascolti e la popolarità della trasmissione?
Chi di voi può giurare di non avere mai riunito la redazione per vagliare il potenziale di sharing televisivo di un caso umano?
Non c’è niente di male, d’accordo! Si può fare televisione e nel contempo aiutare qualcuno a vivere meglio. Ma oggi è arrivato il momento di cambiare strategia.
I messaggi di disperazione e di angoscia che vengono lanciati ogni giorno dallo schermo e dalla stampa non fanno più bene all’economia. Sono distruttivi e contagiosi.
Costruire programmi o interviste sulla disoccupazione e combatterla con vacui discorsi di stabilità e certezza non ha più senso. Ripeto: non ha più senso!
Quando si combatte qualcosa, le si è legati per sempre. Finché la si combatte, le si dà potere. Le si dà un potere pari a quello impiegato per combatterla.
I modelli di lavoro sono cambiati. Lo schema di rapporto fatto di 8 ore al servizio di un datore che paga lo stipendio sta per essere soppiantato dal lavoro intraprendente, a cui tutti possono accedere grazie a internet.
Nel mondo intero questa crisi porta con sé una quarta rivoluzione industriale. Ma nessuno ne parla. Ed è un male.
In televisione e sui giornali mancano momenti dedicati ai successi delle persone, quelle normali, quelle che nessuno conosce. Ce ne sono centinaia di migliaia in Italia e all’estero.
Si tratta della signora della porta accanto che ha saputo inventarsi un business online e che oggi vive di rendite automatiche. Oppure, del giovane studente universitario che con l’intuizione di un momento ha realizzato 1 milione di dollari in meno di 6 mesi.
Ma anche alcuni professionisti (non tutti, purtroppo. Molti sono ancora legati ai vecchi schemi)) che nel mercato tradizionale soffrono una contrazione senza precedenti, su internet hanno ribaltato la loro situazione economica e oggi vivono bene grazie a un blog.
La gente ha bisogno di sentire storie di questo tipo. Ha bisogno di identificarsi con le piccole cose, quelle alla portata di tutti, che però hanno la capacità di dare fiducia e di spingere a cercare soluzioni diverse da quelle cui siamo stati abituati.
Si parla della crisi americana. Si fanno vedere migliaia di disoccupati in coda alla “fiera del lavoro”. Questo non fa bene. Non fa più bene. Vogliamo parlare degli Stati Uniti? E allora diciamo dell’avvocato che ha fondato Techcrunch, un blog che genera 1 milione di dollari l’anno. Parliamo di Threadless, i due imprenditori che hanno creato un business sulle t-shirt con cui fatturano 20 milioni di dollari l’anno senza avere un solo creativo alle loro dipendenze (attenzione a quello che ho detto: nessun dipendente).
Smettiamola di portare in televisione solo i casi di truffa su internet. I truffatori esistono da sempre e dappertutto e vanno biasimati. Quindi, va bene la notizia di cronaca.
Ma poi parliamo delle opportunità infinite che offre questo web, parliamo dei casi reali di persone che con un computer e una connessione lavorano comodamente da casa e guadagnano molto di più di un normale lavoro subordinato.
E se proprio vogliamo dire le cose come stanno, cominciamo a far riflettere le persone sulla necessità di farsi trovare preparati al cambiamento che sta già travolgendo ogni cosa.
Molti settori stanno avendo un tracollo terribile per l’incapacità di vedere quello che sta succedendo. O forse per l’impossibilità di vederlo, visto che nessuno ne parla.
Le agenzie di viaggio sono fuori business. I quotidiani sono fuori business. Gli agenti assicurativi sono fuori business. Gli agenti immobiliari sono fuori business. La discografia è in crisi. L’editoria è in crisi.
Potrei continuare a lungo, ma preferisco parlare di decine di migliaia di organizzazioni che non hanno ignorato il cambiamento e si sono fatte trovare pronte per affrontare il mercato online.
Questo è il mio invito a voi, Maurizio Costanzo, Bruno Vespa, Alessio Vinci e a tutti i direttori dei maggiori quotidiani della nazione.
Parlate di successo, perché il successo è ugualmente contagioso. Parlate dell’intraprendenza di migliaia di giovani che già vivono autonomamente lavorando da casa. Lanciate stimoli nuovi e potenti che fanno bene e aiutano a trovare quel coraggio necessario per mettersi in discussione e per uscire dal guado mentale del posto fisso.
Abbandonate la cultura della lotta sindacale e della disperazione. I tempi sono cambiati. Il mercato è cambiato. Tutto sta cambiando. E anche l’informazione deve cambiare.
Gli italiani amano la televisione e leggono i giornali ogni mattina. Vogliono sapere fatti, curiosità, notizie di gossip e cronache finanziarie. Cercano argomenti da discutere a tavola con la famiglia o in ufficio con i colleghi. Si affezionano ai personaggi e li eleggono a modelli di riferimento.
Questo vi conferisce un potere straordinario che va al di là del mero ruolo giornalistico. La gente si fida di voi e di quello che propinate. I vostri giudizi diventano i giudizi della gente. Le vostre battaglie, le battaglie di un popolo.
Vi basta puntare il dito contro qualcosa o qualcuno per scatenare effetti devastanti. Così come è sufficiente un vostro apprezzamento per cambiare le sorti di un Paese.
L’Italia è mia, è vostra, è di tutti noi. Ognuno faccia quello che è nel suo potere per aiutarla.
Concludo nella speranza che tutti i miei colleghi, blogger, infomarketer e operatori del web, piccoli e grandi, e tutti i lettori vogliano sottoscrivere con me questa lettera (attraverso un commento) e dare così un contributo importante alla ripresa economica del nostro amato Paese.
Viva l’Italia… anche quella online!
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Tags: Alessio Vinci, Bruno Vespa, informazione, Lettera aperta a Maurizio Costanzo, mass media, questione occupazionale



Un post del genere ci voleva proprio, Carlo!
Naturalmente sottoscrivo in pieno, c’è davvero da sperare che questi signori colgano al volo il tuo messaggio che è davvero costruttivo a differenza della strategie che loro adottano per far salire gli ascolti, scegliendo, fra queste, o quella di fossilizzarsi invitando nei loro salotti sempre gli stessi opinionisti del quartierino, oppure facendo leva su certe storie morbose di violenza di ogni tipo, o ancora al massimo dando il “contentino” come nel caso del disoccupato notato poi dall’imprenditore che lo assume. Come dire, “ogni tanto qualche caso si risolve per il meglio, ma attenzione, non si va oltre, le opportunità di crescita si esauriscono qui. E dietro l’angolo c’è sempre la crisi e il mostro della disoccupazione pronto a divorarti, e stai certo che raggiungerà presto anche te che ti sei appena laureato o ancora te, ti mancano soltanto 10 anni per finire i contributi, ma che non sai se ci arriverai alla tanta agognata pensione coi tempi che corrono.”
In questo modo, si capisce bene che la gente non riesce a vedere le innumerevoli opportunità che può aprirti una risorsa come internet. Tutto ciò che i giornalisti sanno fare è una campagna negativa a questa miniera d’oro, parlando solamente dei video girati da ragazzini vandali su Youtube o delle violazioni della privacy su Facebook.
Questo è tutto quello che sanno fare.
E poi, siamo proprio sicuri che gli “opinionisti” si possano chiamare tali? Io non credo sia un termine appropriato; un opinionista, infatti, non può essere avulso dalla realtà a tal punto che nessuno, ma proprio nessuno di loro sia in grado di illuminare la gente sulle opportunità di cambiare vita che si stanno perdendo, o anche solo semplicemente di migliorarla.
E ancora: loro potrebbero dire che questo è cio che la gente desidera sapere siamo proprio certi che ciò che proprinano loro sia ciò che la gente vuole veramente sentirsi dire? Neanche questo credo sia vero: con chiunque parli, chiunque, mi sento sempre dire la stessa medesima cosa: “Ah, guarda, io la tivù ormai la guardo pochissimo, non c’è più niente da vedere, sempre le stesse cose”.
Qualcosa vorrà pur dire questo, o no?
Vuol dire che la gente è stanca di questo negativismo ad oltranza, e che se i media credono di sapere cosa noi vogliamo quando invece non è affatto così, significa che manca totalmente un canale di comunicazione efficace tra loro e il pubblico. Qui qualcosa certamente non funziona, e va rivisto al più presto.
Quindi, per concludere… è ora di farsi sentire, e anche alla svelta se si vuole che le cose cambino.
Perchè la vita, è quella che vogliamo…
Condivido in toto il tuo pensiero e sottoscrivo senza riserve la tua lettera.
Nel nostro Paese, in questo periodo storico, ci vuole una ventata di ottimismo “puro”, che solo i mass-media hanno il potere di diffondere.
Attenzione!
Non parlo delle distrazioni che ci vengono propinate dalla TV quali i vari reality show, ma del racconto di persone che, come dice Carlo, hanno deciso con coraggio e con fiducia, di dare risalto alla loro creatività e al loro intuito per raggiungere l’agognata serenità economica.
Spero davvero che – in un futuro prossimo – il significato di questa tua lettera sia “colta” dai professionisti dell’informazione.
Che cosa posso fare se non sottoscrivere?
Ciao Carlo,
condivido pienamente quello che hai scritto e spero che un esperto in comunicazione come te possa veramente far qualcosa per cambiare questi format non troppo positivi.
Sono convinto anch’io che se si parlasse di storie di successo la gente sarebbe motivata ad intraprendere e non a lavorare in maniera passiva senza pensare che il posto fisso non esiste più e che ti puoi ritrovare in mezzo alla strada da un giorno all’altro proprio come è successo già a me.
Spero che in tanti sottoscrivino questa tua lettera e spero che finalmente l’italia e gli italiani si diano una mossa per cambiare le cose.
Ciao,
Fabrizio
Sottoscrivo senza riserve!!!!!!
Spero che questa lettera possa veramente contribuire alla rinascita della fiducia nelle persone.
Oramai c’e’ tanta rassegnazione e disperazione che non portano a nulla di buono.
Forza con le informazioni positive!
Saluto tutti sottocrivendo a mia volta ciò che è stato scritto.
Piangersi addosso non è mai servito a nulla se non a far scappare via chi ancora ci era vicino, e se davvero, come credo, il ripetere ciò che abbiamo già fatto produrrà gli stessi risultati che abbiamo ottenuto fino ad ora, mi pare evidente che ci sia la necessità di cambiare qualcosa. Urge rivedere il nostro modo di reagire alle situazioni che viviamo, che a volte ci investono senza preavviso, tenere monitorate quelle che si svelano strada facendo.
Ogni problema porta con sè la soluzione, ma c’è ancora chi non lo sa: DICIAMOGLIELO, DICIAMOCELO
apriamo i canali della VERA COMUNICAZIONE ciascuno nell’umiltà del proprio ruolo, prepariamoci a riceverla senza pregiudizi, informiamoci, parliamone: la condivisione è la moltiplicazine delle soluzioni, quelle vere, quelle di cui tutti possono beneficiare, di cui tutti si possono rendere benefattori.
Utopia? può darsi, ma fino ad ora abbiamo visto dove ci ha portato il contrario, e mi pare che non piaccia che ai pochi che ci speculano sopra. Allora è ora di muoversi in maniera diversa da come abbiamo fatto finora per avere anche risultati diversi, e dato che ci siamo, perchè non produrne che vadano bene anche per noi?
Certo che sottoscrivo Carlo!!!
Ho già avuto modo di dirti come la penso sul pessimismo diffuso dai media in un mio recente commento.
Il fatto è che le persone più sentono queste notizie più si buttano a terra e si rifugiano nel loro cantuccio nell’attesa che qualche miracolo le salvi!
Invece dobbiamo capire che siamo noi gli artefici del nostro destino.
Ho sempre rifiutato e combattuto quelli che dicono “è così che vanno le cose, devi accettarlo”.
Perchè?
Chi l’ha detto che le cose devono rimanere sempre uguali? Se tutti l’avessero pensato non ci sarebbe stato progresso nell’umanità.
Il progresso è fatto dagli ottimisti. Da quelli che credono che c’è un modo, c’è una via d’uscita, c’è una possibilità.
Chi dice che l’unico lavoro possibile è quello dell’operaio, del dipendente, dell’impiegato pubblico?
Perché abbiamo tanta paura di rischiare? Perché la tv ci fa federe solo gli intraprendenti che falliscono e non quelli che riescono!
Quindi se la tv, la radio, i giornali iniziassero a far vedere anche l’altra faccia della medaglia, quella di chi ci prova e ottiene qualcosa, questo paese potrebbe rialzarsi da questa tanto decantata crisi!!
Quindi invito tutti a scrollarsi di dosso questo:”tanto non c’è niente da fare” e reagire!!!
[23.41.50] Barbara Solfrini: Anche io sottoscrivo,doppiamente.
Ma quello che mi preoccupa è che queste persone sappiano molto bene come muoversi e cosa dire pur di tenere piantati davanti allo schermo l’ascoltatore. Sono professionisti bravi nel loro mestiere e decidono loro il bello e cattivo tempo,penso che siano anche al corrente del nuovo lavoro che il web possa offrire,ma aspettano il momento giusto per parlarne e ottenere nuovi ascolti. Svelano ma non dicono tutto.
Noto anche che la maggior parte degli italiani vive per ascoltare le disgrazie altrui per potersi rincuorare dicendosi che sono fortunati a non essere come quei poveri disgraziati:persone che appena sanno di una disgrazia si ascoltano tutti i telegiornali per sapere le diverse versioni,oppure giornali e giornlisti che continuano con notizie strazianti perchè sà che alla gente riesce meglio piangere sui problemi che cercare nuove strade per migliorare la propria condizione.
Ma la colpa è della società che ci tiene imprigionati in una mentalità che non è più attuabile,ci vogliono i cambiamenti,bisogna pensare diversamente da canoni ormai inadeguati.
Come detto prima approvo la lettera e il tuo impegno a far notare ciò che altri non vogliono vedere,spero tanto che qualcuno capisca come è importante che una voce amica ascoltata in tutta la nazione possa fare tanto per aprire gli occhi degli italiani che vogliono capire e soprattutto degli italiani che non vogliono vedere.
Ciao Carlo
Sottoscrivo al mille per cento.
Personalmente, ed anche professionalmente, preferisco vedere il lato positivo della realtà, “le buone notizie”, che non significa nascondersi le difficoltà, bensì guardarle come opportunità di crescita e di miglioramento.
Sul rapporto fra Internet ed i giornalisti, categoria alla quale appartengo da un po’ di anni, ci sarebbe molto da scrivere. Bisogna però riconoscere che ce ne sono di preparati e senza pregiudizi, che scrivono di e su Internet. Certo la loro audience è in gran parte composta di persone che conoscono il web e disponibili a scoprirne ogni giorno le novità, che si susseguono ad un ritmo velocissimo. Ogni giorno si assiste ad una obsolescenza inimmaginabile nell’era pre-www.
Il fatto è che, non solo riguardo alle tematiche economiche, per i giornalisti è quasi fisiologico “enfatizzare” le cattive notizie, e cercare the dark side of the things.
Una posizione sulla quale mi sono trovata quasi subito in contrasto. E il mare magnum della Rete, con i suoi risvolti meno edificanti, bene si prestano alla logica della demonizzazione…
E’ per questo importante mettere in luce quelle che sono le opportunità (reali) di lavoro offerte da Internet, sempre tenendo in primo piano l’aspetto etico e la necessità di (in)formarsi su fonti affidabili e preparate. Tutto è possibile, l’intraprendenza, la creatività e l’inventiva sono sovrane, ma per essere concretizzate in un’attività che dia soddisfazioni economiche e di realizzazione personale occorrono studio e impegno.
Ognuno poi troverà il suo modo, secondo le sue capacità e attitudini, ricordandosi che il web e il computer sono strumenti, estensioni della sua mente e del suo cuore.
Ciao Carlo,
ovviamente sottoscrivo in pieno.
Come ben sai me ne stavo nell’ombra, a studiare, lavorare, pianificare.. aspettando il momento giusto per scrivere il mio primo commento. Bene, quel momento è arrivato. Quel momento è Ora.
Il fatto è che molte persone oggi vivono immerse nella “paura”: si non nella crisi, ma nella paura, nella paura della crisi.
Quella sensazione di mancanza di punti di riferimento, di stabilità se pur apparente. Anche capitasse loro di avere di fronte agli occhi la soluzione che tanto cercano, purtroppo ne negherebbero l’esistenza, non perché non la saprebbero riconoscere come tale, ma per paura.
La paura vela gli occhi, blocca il sistema nervoso, ti fa sentire bloccato anche quando hai perfettamente la capacità di “uscire” da quella situazione di stallo.
Immaginiamo di essere sui binari del treno, chiacchierando serenamente con un amico. All’improvviso un fischio. Il treno sta arrivando. Veloce. Molto Veloce. Tira vento. Il cielo è scuro. Un attimo infinito che dura una vita. C’è solo una decisione da prendere ed è quella di saltare, via! Veloce! Ora!
Sebra facile eh… epppure è proprio la paura che a volte lascia le persone ferme, incapaci di reagire, di AGIRE.
Nelle aggressioni (e come ex instruttore di Arti Marziali te lo posso assicurare) è esattamente la stessa cosa. Tutta colpa della paura.
Il peggio è che molte volte nessuno ti aiuta. Alle volte c’è proprio bisogno di un aiuto, soprattutto in periodi come questo.
I media hanno un grande potere. Potere che spetta loro e che mi voglio augurare sappiano utilizzare per il bene di tutta l’italia quella tua, mia, di tutti noi.
Hanno il potere di fare uno salto, di cambiare punto di vista, punto di riferimento. Hanno il potere di cancellare per un attimo, anche soltanto per un giorno, quella marea di disastri, omicidi, crack finanziari e tutte quelle notizie che sappiamo benissimo riescono a vendere alla grande, per sostituirle a storie di ordinaria follia.
Parlo di storie di visionari, di persone che hanno saputo “combattere” la paura della crisi, l’incertezza, l’insicurezza e hanno saputo trovare il CORAGGIO di rischiare, di mettersi in gioco, di lasciarsi andare o meglio di andare, contro tutto e contro tutti coloro dai quali si sentivano dire che non ce l’avrebbero mai fatta e che ciò che pensavano non era possibile.
Questo mondo, questa Italia ha bisogno di molti Michelangelo, Volta, Manzoni, Edison, Ford, Disney, Collodi, Giotto, Dante, Einstein, Tesla, Steve Jobs, Bill Gates e chi più ne ha più ne metta. La Nostra Italia ha bisogno di numeri uno e ognuno di noi deve sapere di poter diventare un numero uno.
Non stiamo parlando di morte, stiamo parlando di vita.
I media hanno la possibilità di dare una svolta nel “modo di pensare comune”, di dare una spinta al circolo vizioso in cui molti si sono inseriti senza neanche volerlo. Hanno la possiblità di CAMBIARE le cose in Italia e mi auguro che comincino da QUI.
Ho sempre sostenuto la necessità di un “Giornale delle Buone Notizie”. Per Cambiare. (all’inizio non venderebbe molto ma l’acqua si sa, scava le montagne con il tempo e ci regala delle valli incantate)
Se ci fosse qualcuno che crede in questo, si faccia avanti. Sono sicuro che insieme riusciremo a trovare un folle ordinario che possa diventarne il direttore e cominciare a cambiare le cose.
Sottoscrivo pienamente anche io, Carlo. Anche perchè sono sempre stato anche io del parere che i mezzi di informazione stiano ponendo questa Crisi Economica sotto una luce ancora più drammatica di quanto non lo sia veramente. Ormai non si parla d’altro e non ci si concentra neanche più sulle nuove opportunità di Business o le Storie di successo.
Siamo diventati tutti un pò vittimismi, ma non è questo l’atteggiamente giusto.
Grande Carlo,
quoto totalmente il tuo post, è ora che ci sia una bella scossa all’informazione, CARPE DIEM!!!!! Lorenzo.
salve Carlo. Condivido il tuo pensiero, il contenuto della tua lettera (peraltro ben impostata)ed infatti ho…quotato. Però forse è parziale. Indubbiamente il momento è grave, i dirigenti politici mondiali (chi più chi meno) non sanno bene come fronteggiarla ed i giornalisti, gli opinionisti, i salottieri, di solito, fanno gli insulsi “saputi” ed i “parolieri”. In fondo è il loro mestiere: ti e si parlano addosso. E sono pagati ed incensati per questo. E dato che, di solito, fanno “opinione” vengono ingabbiati ed opportunamente veicolati..alla bisogna. Detto questo bisogna notare che già da tempo abbiamo avuto la ns. rivoluzione sociale/esistenziale/tecnologica. Posso confermartelo personalmente e professionalmente, mi occupo di ingegneria di sistemi da 35 anni, come presidente di una azienda del settore, sono presidente di un centro studi e, per non farmi mancare niente, sono stato giornalista pubblicista oltre che consulente “tecnico” di un grosso sindacato. Questa “gavetta” mi ha permesso (fortunatamente) di vedere e toccare le variegate sfaccettature della ns. società produttiva e sociale: siamo quindi passati dalla società agricola del ‘700/800 a quella chiamata industriale del’800/900 a quella tecnologica/globalizzta attuale. Ma non tutti se ne sono accorti. Vastissime sacche di popolazione (anche europea, italiana, ecc.)sono rimasti indietro. Ed anche ove siano in grado di accendere e spegnere un telefonino non è detto che abbiano acquisito la giusta e necessaria mentalità “tecnologica o internetiana”. Ormai è vero che la produzione mondiale non abbisogna più di tanta mano d’opera, c’è (ed è orrendo dirlo) un surplus di mano d’opera generica ma, forse, anche di persone professionalmente preparate magari anche per gradini superiori. Ma ora questi gradini non sono più disponibili, forse in altri tempi! Questo è forse uno dei vari motivi del ns. “gap” mondiale (altri sono più gravi ed attengono forse ad altre leve di potere economico-finanziario). Questo ovviamente non significa che la tecnologia, l’evoluzione, l’informazione, ecc. possa o si debba fermare. Ci mancherebbe!! E questo te lo dico da ingegnere (interessato eh!) Però la fantastica opportunità di internet, le ampie e nuove forme operative/lavorative possibili, pur se concettualmente aperte a tutti, di fatto non potranno esserlo. Credi davvero che se tutti utilizzassero (idealmente) internet per attività comunque reddituali, i numeri “economici” dei grandi boom (nei vari settori) resterebbero così elevati? (a parte l’intasamento delle reti ed interconnessioni derivate). Tutt’altro discorso invece per l’informazione. Questo aspetto del tuo discorso è ampiamente condiviso e condivisibile. Sono infatti anch’io persuaso che l’informazione (di qualsiasi genere, ivi compresa quella relativa alla formazione/istruzione/ecc.) deve viaggiare al di sopra delle ns. teste, libera dei vari legacci tentacolari nazionali o di lobby o imprenditoriali o politici o finanziari, ecc. L’informazione, il sapere, il trasmettere le “nuove”, lo scambio insomma, deve essere libero, al di sopra delle parti. E, secondo me, l’intelligenza innovativa dei “blog” contribuisce a questo. Scusa il testo “prolisso” ma l’argomento era intelligentemente “sfruguliante”. Lieto dell’incontro ed un saluto a tutti.
Lino
Condivido completamente quanto hai espresso.
Credo però che non sia questa la direzione nella quale orientarsi. Quel mondo è fatto di regole, condotte non possono essere messe in discussione previa caduta del regime che lo sostiene, e morte dei suoi abitanti.
Credo invece che il sistema migliore sia quello che tu stesso stai attuando. Usare le tecnologie oggi a disposizione, per diffondere sempre di più un nuovo “modello culturale”.
Può piacere o meno, ma Beppe Grillo, sfruttando la rete, ha fatto qualcosa di unico in Italia, riunendo “pacificamente” più di 300.000 persone in un unico luogo.
Questa credo sia la soluzione.
Oggi esistono gli strumenti per farlo. Facciamolo !
Non possiamo pensare che una situazione di regime cambi, perchè gli viene chiesto. Il regime è “l’essenza”, e al contempo, ciò che gli permette di vivere. Rinunciare coporterebbe la sua morte.
Quindi investiamo le nostre energie in questa direzione. Riuniamo sempre più persone che hanno questo desiderio. Creiamo una massa critica, ed agiamo secondo princicpi di trasparenza, condivisione, e rispetto.
Incredibile! Solo qualche giorno fa stavamo parlando della qualità dei commenti. E ora guarda qui che roba!
Grazie a tutti per la vostra partecipazione… e speriamo che qualcuno raccolga il nostro appello.
A presto.
Ragazzi siete stati magnifici!!!!
Intendevo proprio questo per premiare il commento! E a dire il vero, a questo punto, non saprei chi scegliere, sono uno meglio dell’altro….
Un caloroso benvenuto a tutti i nuovi commentatori che hanno contribuito a diffondere ancora di piu’ “la notizia del succcesso”.
You all have made my day!
Grazie.