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Bloggare come business, non come lavoro

Spesso mi chiedono quante ore al giorno servono per avere risultati da un blog. Oppure, se si può legittimamente avere delle aspettative di guadagno da un blog gestito nel tempo libero. O, ancora, che tipo di guadagno giornaliero, settimanale o mensile ci si può aspettare da un blog.

Chiedere è lecito! Ma fare domande sbagliate non porta da nessuna parte.

È evidente che la curiosità delle persone non va al di là di uno schema preciso, che è quello tipico del lavoro subordinato. Il tempo, la retribuzione, l’impegno quotidiano, sono tutti stereotipi di una cultura imperante che in Italia ha condizionato persino l’approccio a un blog.

Qualche anno fa nessuno avrebbe indagato in questi termini. Il blog era poco più che un passatempo, un luogo per editare foto personali e poesie. E molti sono i nostalgici che ancora lamentano la scomparsa del vecchio diario online.

Ma il progresso è inarrestabile. E quello che è successo negli ultimi anni è a dir poco strepitoso. Il blog non è più un diario, ma uno strumento potentissimo di profitto, un fenomeno di marketing che ha la caratteristica di essere insieme l’arma e la strategia.

Non esagero se dico che nelle mani buone il blog è una vera e propria macchina da soldi. Lo confermano i miei risultati (mai raggiunti nei 10 anni della mia precedente attività professionale) e quelli di altri blogger molto più bravi di me che con un semplice WordPress portano a casa più di 20.000 euro al mese.

Non è per tutti, è vero! C’è qualcosa di speciale nel blogging business che solo in pochi sanno cogliere e sfruttare. Ma una cosa è certa: il blogging non è un lavoro.

Il blogging è business della conoscenza, ovvero, idee, intuizioni, progettualità, apertura e condivisione.

Il business non è legato al tempo. Non si misura in quantità di lavoro o di giornate di dedizione. La quantità è un concetto del vecchio secolo, del lavoro tradizionale, dove le persone svolgono dei compiti assegnati per un certo numero di ore in cambio di una paga.

Il blog non genera stipendi o salari. Il blog genera profitti, rendite, incassi automatici. Il blog genera ritorni di investimento sulla conoscenza, quella conoscenza che andrebbe favorita in tutte le sue forme e sostituita al concetto di lavoro.

L’art 1. della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ora, per quanto bella possa essere la nostra raffinata Carta Fondamentale, la verità è che essa si ispira a un periodo che non ci appartiene più.

La guerra è finita e il fascismo pure. E se l’ideologia comunista è stata tollerata per contrapposizione alla dittatura, oggi è arrivato il momento di dire basta.

L’Italia dovrebbe essere una Repubblica fondata sulla conoscenza e la conoscenza dovrebbe essere il grido di battaglia degli italiani.

Non cercare un lavoro, cerca la conoscenza.

E ricorda, il blogging non è un lavoro, ma un business, il business della conoscenza.

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2 Comments »

  1. avatar Stefano Pepi ha commentato:

    Carlo,

    come sempre non posso che darti ragione ! E’ molto molto bello il concetto che hai espresso.

    Anche secondo me l’Italia dovrebbe essere una Repubblica fondata principalmente sulla conoscenza.

    Ciao a tutti
    Stefano

  2. avatar ester ha commentato:

    ovviamente non posso che condividere questo post. Certo che il divulgare questo “nuovo” motto, vuol dire anche effettuare una rivoluzione a 360°.
    Vorrebbe dire rivedere molti concetti per andare avanti, e ciò che è “nuovo”, si sa, in prima battuta viene combattuto, poi ridicolizzato, infine accettato. Il cammino potrebbe essere anche lungo, ma se si comincia, prima si affrontano le prime due fasi, prima arriveremo alla terza. Credo che una volta tanto, invece di aspettare che qualcun altro faccia, stavolta tocchi proprio a noi, con la nostra etica, col nostro esempio, prepararci ad affrontare le fasi del cambiamento.. e in parte già lo stiamo facendo: Chi di noi non è stato consigliato dalle persone più vicine a lasciar perdere perchè sono tutte scemenze? Chi non si è visto ridere in faccia per la propria scelta? Fprse adesso si tratta di uscire dalla nostra cerchia ristretta di conoscenze a buttarci in pasto al resto delle persone, ma se saremo coerenti, costanti, imperturbabili, allora la musica comincerà a cambiare! I fatti parleranno per noi, togliendoci anche dall’impiccio di dover discutere con chi negherà anche l’evidenza!

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