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In Italia, la cultura del lavoro da casa, o comunque un lavoro che ti permetta di essere autonomo e libero dal punto di vita temporale e logistico, non è ancora molto diffusa.
L’idealizzazione di un’attività che può essere svolta “dove ti pare e quando ti pare” lascia presto il posto a una realtà fatta di autogestione, non sempre facile e spesso impegnativa. Abituati dagli anni scolastici a essere “motivati” da fattori esterni come l’insegnante e la sua valutazione, abbiamo installato dentro noi stessi un atteggiamento rimasto pressoché lo stesso negli anni successivi, quando, spostandoci dai banchi di scuola a quelli di lavoro, le cose non sono cambiate.
I due scogli principali nel rendere efficiente ed efficace il tuo blogging business sono l’organizzazione del lavoro e la auto-motivazione. In questa serie di articoli prenderemo in esame la seconda opzione, approfondendo un tema quanto mai inflazionato, ma spesso piuttosto controverso nelle sue modalità espressive.
Una delle prime difficoltà che si incontra quando ti ritrovi da solo a organizzare il tuo lavoro, sopratutto all’inizio della tua attività, in cui tu sei al tempo stesso il dipendente e il boss, colui che deve eseguire il compito e il manager che organizza il lavoro, sia chi si occupa di marketing che il creativo che deve giornalmente trovare nuove idee per gli articoli, è quello di essere motivati.
Piano dell’opera
In questa serie di articoli andremo a esplorare in maniera dettagliata i 2 modi per motivarsi e i 2 momenti in cui è importante sapervisi accedere, secondo la formula 2×2.
Modi per motivarsi
Esistono solo due leve motivazionali che spingono le persone ad agire:
1. Motivazione Positiva: quanto siamo attratti dai vantaggi che deriveranno dal compiere una determinata azione. L’azione può essere qualsiasi, dal completare l’articolo entro la giornata, al partecipare a un seminario sul blogging business, dal fare la telefonata al cliente, all’installare l’ultimo aggiornamento di WordPress.
2. Motivazione Negativa: questo secondo modo di motivarsi, invece, è stimolato dalle conseguenze negative che procurerà il rimandare una decisione, oppure lo scegliere una certa opzione. Anche in questo caso, le situazioni sono tutte quelle nelle quali ti trovi quotidianamente, e che magari rinvii da molto tempo.
La prima leva motivazionale è chiamata anche motivazione “verso”, perché il focus della persona è orientata verso i vantaggi, mentre la seconda è chiamata “via da” perché la persona si concentra sull’andar via, sfuggire dagli svantaggi di una procrastinazione.
Alcune persone preferiscono una motivazione positiva, altre invece quella negativa. Di solito nei seminari di sviluppo personale, si suggerisce di usare sempre entrambe, perché l’efficacia che se ne ottiene, è raddoppiata. Questo è giusto, ma solo se considerata in un’ottica ben precisa: analizzare bene gli svantaggi nel rimandare la decisione (motivazione negativa), ma focalizzarsi costantemente nei vantaggi e benefici di una specifica scelta (motivazione positiva); e ti spiego anche il perché.
Essere sostenuti da una motivazione “verso”, rende il proprio impegno e la propria energia di una qualità migliore, ben diversa rispetto al concentrati su quella negativa. Sapere che ci sono delle conseguenze negative è importante, ma tenerle costantemente in mente, produce azioni e pensieri, la cui energia è basata principalmente sulla paura. Va da se che, raggiungere un obiettivo dove, durante il percorso, questaemozione è stata l’unica compagna di viaggio, difficilmente ti sentirai soddisfatto e felice, ne del viaggio ne dell’obiettivo raggiunto.
La metafora che riporto sempre per far capire questo concetto è quella di una persona che raggiunge la cima di una montagna. In un caso è motivata dal desiderio di vedere il panorama e il tramonto, nel secondo caso è motivata da qualcuno che la rincorre per ucciderla. In quali dei due casi, la persona raggiungerà la cima soddisfatto e felice? Che tipo di viaggio avrà fatto la prima persona rispetto alla seconda? Che tipo di energia avrà la prima, una volta raggiunta la vetta, rispetto alla seconda?
Quando motivarsi
Facciamo chiarezza. La motivazione occorre solo in due specifiche situazioni: quando non c’è affatto, ma dobbiamo comunque agire, e quando c’è stata, ma vari fattori l’hanno resa più debole o fatta scomparire.
1. Sapersi Motivare: è l’occasione in cui “devi” fare qualcosa, anche se non ti piace molto, o per niente.
2. Saper Mantenere La Motivazione: questo invece è il momento critico, quello durante il quale, la spinta iniziale è scemata, e ti ritrovi a non aver più la spinta necessaria a continuare il percorso intrapreso.
Sapersi motivare è una vera e propria arte. E’ molto importante avere una buona consapevolezza di se stessi, dei propri desideri, bisogni, valori fondamentali. Questa conoscenza di se, eviterà molte dolorose occasioni in cui, per proseguire in un percorso, o una scelta ritenuta “giusta per te”, forzi le tue azioni in una determinata direzione, oppure al contrario, abbandoni un percorso che invece ti avrebbe condotto verso la tua realizzazione, o a un obiettivo importante per la tua crescita personale, o professionale.
Ci vediamo la prossima settimana con la seconda puntata: La Formula 2×2: La Motivazione Positiva.
Autore: Moreno Picchi
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E certo Moreno, c’è una grande differenza in termini di “approvvigionamento energetico” tra le 2 motivazioni, anche il percorso realizzato per giungere alla meta è diverso, più tranquillo, naturale e allegro per la motivazione in positivo. Anche la motivazione negativa dunque, riesce a portare la persona che la utilizza al risultato? Nella stessa misura? Statisticamente si utilizza di più la positiva o la negativa? Grazie e ciao!!
Possiamo considerare la motivazione negativa, Omar, anche come la forza che ci “attiva”, ci mette in movimento, mentre quella positiva come la forza che ci “orienta”, che da una direzione alle nostre azioni.
L’unica statistica che posso riportarti è quella che proviene dalla mia esperienza lavaorativa, e posso affermare che più della metà delle persone si motiva in nodo negativo.
La migliore situazione si ha, come ho scritto, quando sfruttiamo entrambe le motivazioni, ma ci focalizziamo su quella positiva, usando quella negativa come “forza propulsiva”, per vincere la “resistenza” all’azione, e la seconda come forza che ci dirige, e sostiene, per tutto il percorso.
Eccomi qui a commentare quest’articolo, seppur un pò in ritardo.
Davvero, non avevo mai pensato che la motivazione che ci si dà da soli potesse dividersi in 2 tipi, positiva e negativa… oh, certamente la seconda è la più diffusa, col risultato che la maggior parte delle persone si blocca nel raggiungimento dei propri obiettivi e sogni , e non riesce a fare che poco più di qualche passo per poi perdersi per sempre. Questo soprattutto per colpa della mentalità a cui ci abituano fin dall’infanzia. In questo modo si evitano le sconfitte, ma anche le eventuali vittorie, e si resta in una posizione di stallo per tutta la vita.
Un caso molto più raro, invece, avviene quando si tende ad usare esclusivamente la motivazione propulsiva.
Probabilmente la persona è stata convinta che avrà successo sempre e comunque, qualunque cosa faccia, in questi casi c’è dall’inizio un grande supporto e aiuto da parte delle persone intorno al soggetto… ma anche questo è sbagliato, e senza MAI valutare i pro e i contro delle proprie mosse, prima o poi si andrò incontro a cocenti delusioni.
La soluzione sta certamente nel mezzo, proprio come esposto in questo post.
Grazie Moreno!
@ Ladyvalkan:
Giustissimo.
Il rischio è di scambiare una sana autostima, in cui si è cosapevoli delle potenzialità che possediamo, e una falsa stima di se, che porta a non valutare se stessi, ma la falsa immagine che abbiamo.
Dobbiamo sempre ricordare che gli errori sono importanti per imparare, se li usiamo per imparare, altrimenti sono elementi che minano la stabilità emotiva e psicologica.
Credere di potere, non deve essere orientato al “poter fare”, ma all’”imparare a poter fare”.
La differenza sostanziale è che nel secondo caso, parto dal presupposto che, pur non sapendo come fare, so come fare, ed ho le capacità, per sapere come fare.