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Sfondare nel mondo della musica? Oggi è possibile con il fai-da-te e con internet

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Mio padre non voleva saperne. Diceva che avrei fatto meglio a stare con i piedi per terra e a togliermi dalla testa certe frenesie.

Così, la mia prima tastiera midi Yamaha (usata) me la sono dovuta faticare fino all’ultimo tasto, in campagna a raccogliere le pesche, per due mesi sotto al sole rovente dell’estate del ‘90.

Un milione di lire in contanti mi sfilò quel maledetto. Ma non ti dico come mi sentivo quando la montai nella sala prove (l’officina di un fabbro, che era il batterista del gruppo) e cominciai a riempire i vuoti sonori che inevitabilmente si creano in un gruppo quando manca il tappeto delle tastiere.

Erano gli anni d’oro dei Dire Straits,  di Money for Nothing che faceva produrre adrenalina anche a un palo di legno.

Qualche mese prima c’era stato il concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) a Berlino, per l’abbattimento del muro.  The Wall. L’elicottero e la gran cassa con il basso che dettavano il ritmo di un brano strepitoso che oggi è terribilmente attuale.

We don’t need no education… Another break in the wall

In Italia dominava le classifiche un architetto napoletano, di nome Edoardo Bennato, con “Viva la mamma” (affezionata a quella gonna un po’ lunga… ). Un semplice giro armonico in LA che faceva da base alle note del mitico sax contralto. Ma il sound stopped della chitarra trascinava peggio di una corrente d’aria ad alta quota. Non potevi ascoltare quel brano senza ritrovarti a battere il ritmo con i piedi o a tamburellarlo sul tavolo.

Quanti ricordi! E quante emozioni hanno riempito la mia breve giovinezza.

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Sono passati 20 anni. Provo a guardare indietro per vedere quello che è successo. E mi accorgo che pur avendo lasciato quel mondo per studiare giurisprudenza e crescere i miei figli, in realtà non ho mai smesso di coltivare il mio grande sogno di fare musica.

Oggi ho un piccolo studio di registrazione in casa, pianoforte, chitarre, bonghetti, mixer, expander, due microfoni shure per fare karaoke e un microfono AKG per le incisioni, un computer dedicato con scheda audio della Creative e diversi software per l’editing musicale, tra cui Cubase e Logic Audio.

Qui sotto puoi ascoltare un mix di alcuni miei lavori. Ci sono brani che non ho mai avuto il tempo di  completare con il canto.  Niente di che, ma se pensi che è tutto fatto in casa a costo zero, allora capisci di cosa sto parlando:

[audio:http://www.lavoro-casa.com/mixcanzoni-carlo.mp3]

Le cose cambiano

Ora, però, veniamo al motivo principale di questo articolo.

20 anni fa c’era un solo modo per sfondare nel mondo della musica: seguire la classica trafila dei provini, delle serate gratis al seguito degli intrallazzatori dello spettacolo, della partecipazione onerosa ai vari festival e del ricatto costante che dovevi sorbirti per accedere alle manifestazioni canore.

Ricordo che una volta per partecipare alle selezioni del festival di Napoli dovevi necessariamente interpretare uno dei brani che ti venivano propinati dagli organizzatori. In teoria, potevi partecipare con una tua composizione. Ma in pratica venivi subito escluso se la canzone non faceva parte della lista preconfezionata.

E se poi pensavi di potertela arrangiare da solo, eri proprio fuori di testa, perché c’era un solo modo per avere una speranza di partecipare alle selezioni, ed era quello di farti arrangiare il pezzo dal direttore artistico della manifestazione. 1.500 euro e passava la paura.

Lui sì che si faceva i soldi. Pensa a quante centinaia di candidati – molti dei quali dovevano fare veramente grandi sacrifici – passavano per il suo studio di registrazione con la speranza di accedere in qualche modo alle serate finali, quelle televisive.

Attenzione: parlo per esperienza diretta. Ho tutte le prove del caso (comprese le matrici degli assegni) qualora fossero necessarie.

Oggi, fortunatamente, questa prassi del tutto criminosa e ingiusta sta per essere soppiantata dalla tecnologia e da internet.

Le case discografiche si lamentano della pirateria online. Ma nessuna di loro ha mai fatto niente per contrastare il fenomeno dello sciacallaggio che gira intorno a queste cose.

Gli appassionati di musica, gli artisti, quelli che hanno un sogno grande come una montagna e che sono disposti a tutto pur di farsi ascoltare da una piccola platea, hanno subito ogni tipo di torto dal sistema discografico mondiale.

Sono stati spremuti come limoni e poi gettati nel cestino della spazzatura. La loro musica è stata offesa, vilipesa, calpestata senza ritegno anche dal più ignorante degli organizzatori di eventi.

E ora vi sentite danneggiati? Ora che internet ha restituito il potere di scelta alle persone, le uniche legittimate a dire se una canzone vale davvero oppure no, vi accorgete che lo state prendendo nel culo e cercate in ogni modo di ripristinare lo status quo ante? Eh no, miei cari! Con internet non potete proprio fare niente.

Non c’è bisogno di tutte le vostre infrastrutture per far arrivare la musica alla gente. Il processo industriale serve solo a sottrarre guadagni agli artisti e a rendere il disco sempre più costoso.

I tempi sono cambiati e anche la speranza di avere successo e di farsi conoscere dal grande pubblico può essere alimentata a buon diritto.

Ci sono già molti casi di successo, come gli Artic Monkeys, che grazie al web hanno fatto il botto. E poi i Radio Head (già conosciuti) che attraverso un sito hanno fatto milioni di vendite senza passare per le mani di una struttura discografica. E poi ancora altri meno noti che si accontentano di vivere della propria musica di nicchia.

Autoproduzione musicale online

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La parola chiave in tutto questo è “autoproduzione”. Autoprodursi significa comporre, arrangiare e diffondere la tua musica senza dover sottostare alle regole vessatorie della discografia tradizionale.

Oggi è possibile! E c’è chi ne ha fatto un libro (ebook) che sta andando a ruba, dal titolo “Come diventare un musicista indipendente online”. All’autore, Giuseppe Grancagnolo, ho chiesto di svelarmi qualcosa da poter raccontare ai miei lettori.

Mi ha dato 5 consigli molto validi per tutti coloro che vogliono autoprodursi online:

  1. Autoprodursi per avere il 100% delle royalties. Se decidi di vendere i tuoi brani online al prezzo di 1 euro, ogni vendita ti entra in tasca al 100%. Non devi dividere i tuoi incassi con nessuno.
  2. Autoprodursi per trasformare la tua passione in un lavoro a tempo pieno di cui vivere dignitosamente. Con internet è facile creare una community di fans che ti seguono in tutto quello che fai. Non si tratta solo di comporre musica e di processare le tracce audio. Ma è un vero e proprio lavoro di public relation da svolgere al meglio con chi ha deciso di ascoltare la tua musica.
  3. Pianificare strategicamente il percorso di promozione. Non serve spiattellare la propria musica a destra e a manca. Quello che serve invece è conoscere i passi giusti da compiere online per avere subito una certa fama e notorietà.
  4. Creare un canale bidirezionale con l’utente. Ovvero, trasformare il sito/blog in un luogo di conversione. Una volta che l’utente ha ascoltato il brano che fine fa? Non può essere abbandonato a se stesso. Deve invece condividere il tuo progetto che è fatto di musica, di messaggi, di emozioni etc..
  5. Realizzare la tua casa discografica personale. Il sito/blog di un musicista (cantante, paroliere, produttore etc.) può essere strutturato in modo da avere in casa una vera e propria discografia professionale.
Conclusioni

Ho letto l’ebook di Giuseppe diverse volte. Dalle bozze alla versione definitiva, ho avuto la fortuna di assistere personalmente al travaglio di un’opera che secondo me è destinata a lasciare un segno indelebile.

Le sue idee e la sua esperienza sono quello che ogni cantautore o musicista dovrebbe sapere per autoprodursi con successo e per vivere di quello che ama di più al mondo: la musica.

Carlo D’Angiò consiglia di leggere “Come diventare un musicista indipendente online”.

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