
Farsi capire dai lettori è un obiettivo importante e al tempo stesso difficile da raggiungere in ogni circostanza. A volte è l’argomento che non si presta a una narrazione agevole e alla portata di tutti. Altre volte, però, è solo il gergo tecnico che prende il sopravvento e complica le cose anche quando non è necessario.
Alcuni lo fanno apposta. Hanno proprio bisogno di ostentare competenza e preparazione attraverso l’uso di un linguaggio tecnico e volutamente astruso. Ma molti altri sono semplicemente vittime della “Maledizione della conoscenza“, una condizione mentale in cui si ritrovano inconsapevolmente gli esperti di un settore e che mina ogni possibilità di comunicare in modo efficace.
Nel podcast di oggi parliamo proprio della “Maledizione della conoscenza“ e di tre possibli tecniche per contrastarla e ridurre al minimo i danni che essa produce sul piano della comunicazione efficace.
[podcast]http://www.lavoro-casa.com/maledizione-conoscenza.mp3[/podcast]
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E’ proprio vero!
Alle volte non riusciamo a farci capire dai nostri lettori perchè diamo per “scontati” alcuni passaggi che invero non lo sono.
MALEDETTA CONOSCENZA!
Ciao Carlo, complimenti per il tuo progetto.
Il tuo stile di comunicare mi piace molto, penso che avrò molto da imparare da te.
Ho riscontrato diverse volte questo problema.
Soprattutto quando ci sono gap culturali diversi.
Molte volte mi piadre mi chiede da quale lavoro io faccia.
Ogni volta mi siedo a tavolino con lui e cerco di spiegarli il tutto con degli esempi e paragoni. Il modo migliore che ho trovato è quello di fare semplicemente dei paragoni con quello che lui già conosce.
La cosa funziona in quanto non deve arrovellarsi per capire migliari di tecnicismi che sono nella mggior parte dei casi inutili per chi non è un addetto al lavoro.
Ciao,
Daniele
@ Daniele Salamina:
Ciao Daniele e benvenuto!
Non è facile farla facile, come non è difficile farla difficile. Qualcuno ha detto che chi scrive in modo chiaro ha lettori e chi scrive in modo oscuro ha commentatori. Fatto sta che se il medico ti dice che hai una “cordiomiopatia idiopatica”, difficilmente riuscirai a capirlo. Se invece – traducendo per tutti – ti dice che hai un piccolo problema al cuore, ma che non sa ancora bene di cosa si tratta, allora la comunicazione finalmente si compie con successo.
La maledizione della conoscenza è sempre in agguato. Gli avvocati e i magistrati, per esempio, come i medici, sono tra quelli più influenzati da questa deformazione. A volte se la cercano di proposito. Infilano dappertutto l’elucubrazione latineggiante. Oppure, abusano di suffissi e desinenze insolite per impressionare l’interlocutore. Cercano la frase a effetto.
Ma l’uomo è sempre un uomo in tutte le circostanze. E se solo gli avvocati usassero un linguaggio più strategico che scenografico, anche i risultati giudiziari cambierebbero in funzione della comunicazione.
@ Carlo D’Angiò:
Assolutamente in sintonia con quanto dici.
Credo che molte volte gli avvocati – nei loro atti difensivi – utilizzano termini ed espressioni capaci di annoiare anche il più tecnico dei magistrati.
RISULTATO: il giudice evita di leggere gli scritti e quindi l’avvocato butta via tutto il suo lavoro e la sua opera di “convincimento” a tutela del suo assistito.