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Perbenismo e omologazione, ecco ciò che uccide la tua comunicazione

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Quanti amici hai? E quanti sono quelli con i quali ti confronti ogni giorno per valutare l’impatto delle tue scelte? In altre parole, ti è mai capitato di scrivere un articolo, un commento o di partecipare a una discussione su un forum e di far leggere a qualcuno quello che hai scritto, prima di postarlo?

Se la tua risposta è sì, allora avrai capito che molto spesso devi fare i conti con una tua presunta impulsività e ritoccare il testo per dargli un tono più moderato e gentile.

Sui blog è allucinante il livello di contraddizione degli autori. E seppure i formalismi del linguaggio aziendalese hanno ceduto il passo al pensiero genuino – quasi selvatico – del nuovo stile “scrivi come mangi”, ovvero “scrivi come cazzo ti pare e piace”, rimane consolidata quella bigotta abitudine di apparire educati, piuttosto che condividere sinceramente opinioni ed esperienze.

Non si bada al fatto di scrivere con i piedi, ma sulla necessità di farlo in modo “educato” non c’è eccezione alla regola. Tutti, indistintamente, parlano dal pulpito dei propri blog con il tono del bravo e morigerato catechista.

Poi, non importa se quelle stesse persone – nascoste dietro un nickname – si lasciano andare alle più becere aggressioni e sconcezze. Non importa se le trovi sempre nelle discussioni più stupide del web a fomentare polemiche e malcontento.

Non importa quello che succede quando la gente non li riconosce. Ma se scrivono sui loro blog e si espongono direttamente, allora il tono cambia e diventa improvvisamente pacato e cortese.

Ecco, tutta questa ipocrisia fa male alla comunicazione. E se anche tu non riesci a dare qualche vaffanculo – non volgare ma sincero – stai commettendo un grave errore.

L’errore non è quello di non dire parolacce. Io le uso per rendere meglio l’idea. Ma non per questo devono necessariamente far parte della tua prosa. L’errore è quello di voler piacere a tutti. Questo è l’errore!

Allora oggi voglio dirti che cosa ho imparato in questi anni. Ho imparato che esistono tre tipi di lettori:

  1. Quelli che la pensano come te
  2. Quelli che non la pensano come te
  3. Quelli che sono indecisi e non sanno come pensarla
Quelli che la pensano come te

I primi fanno parte della tua squadra. Sono lettori fedeli e ti stimano. Qualunque cosa tu faccia o scriva, loro diranno sempre che hai ragione. Anche quando potresti oggettivamente apparire maleducato o blasfemo, loro diranno che l’hai fatto apposta, che la tua era una provocazione studiata.

Quelli che non la pensano come te

Quelli che non la pensano come te, sono l’esatto contrario dei primi. Ricordo che c’era un Tizio, un coglione che si firmava Libero Dalla Guerra, che sul blog di Beppe Grillo, senza alcun motivo e senza che io fossi presente a quella discussione, cominciò ad attaccarmi, dicendo che io scrivevo libri truffa.

Si riferiva a Fai Soldi Online Disegnando, il mio best seller, l’ebook che ha venduto più di 1.000 copie in due anni. Ovviamente, come fanno tutti quelli come lui, non aveva letto il libro che criticava. Quindi, parlava senza cognizione di causa per partito preso. Si era messo su una posizione di ostilità, alimentata da un rancore misterioso, senza che io abbia mai potuto capirne le ragioni.

A un tipo del genere puoi scrivere quello che vuoi. Una cosa sola è sicura: non cambierà opinione su di te.

Quelli che sono indecisi

Infine, ci sono gli indecisi. Sono quelli che subiscono il fascino delle tue parole e delle tue idee. Ma subiscono il fascino anche di altri che non la pensano come te. Non sanno da quale lato schierarsi. Vorrebbero darti ragione, perché quello che scrivi a loro piace. Ma c’è qualcosa che li frena, che li tiene sul filo sottile del giudizio e della scelta.

Hanno bisogno di qualcosa che li spinga oltre le apparenze e il perbenismo del padrone di casa. Vogliono sapere come cazzo la pensi sulle questioni importanti. Vogliono che sia prima tu a schierarti. Loro ti seguiranno, ma hanno bisogno di un gesto concreto di sincerità.

Ecco, sono questi i lettori per i quali devi scrivere.

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2 Comments »

  1. avatar Jose' - Laboratorio InfoProdotti ha commentato:

    Ottima disamina.
    Non avevo mai pensato a questa classificazione che ha peraltro dei risvolti pratici notevoli.
    Su questa concordo.

    C’è una valutazione che però ti sfugge, a mio avviso.

    L’energia con cui scrivi un articolo, attrarrà sul tuo blog persone che sono in sintonia con quell’energia.

    Quindi, con un post (ad esempio) rabbioso, sicuramente attrarrai dei ‘liberi dalla guerra’ che ti verranno a rompere le scatole.

    Se mantieni ‘pulito’ energeticamente l’ambiente, il rompiballe non riesce a resistere a lungo sul blog e ne cercherà un altro su cui andare a far danni.

    Quindi qualche volta è anche necessario riflettere qualche secondo in più, prima di premere ‘invio’, IMHO.
    ;-)

    Fermo restando che – come dici anche tu – è fondamentale rimanere sempre fedeli a se stessi, e se scappa un ‘vaffa…’, ci sta.
    (teniamo sempre presente che anche le parolacce hanno un’energia con forza attrattiva).

    1abbraccio amico mio,
    Josè

    ps
    mi riferivo chiaramente al tuo recente podcast che era spettacolare nei contenuti (l’ho ascoltato più volte per puro piacere), ma forse un pò duro come energia.
    ;-)

  2. avatar pksharp ha commentato:

    Sono d’accordo.

    Alla fine è come in politica… i comizi servono per convertire gli indecisi e quelli che non votano. Chi ha già una sua idea, difficilmente la cambia, nel bene o nel male.

    E poi sono anche convinto che manifestare i propri pensieri – sempre coerenti – sia una qualità, e proprio per questo i post vanno riletti più volte e possibilmente fatti leggere anche ad altre persone del tuo staff, prima della pubblicazione.

    Questo è il mio primo intervento, per cui colgo l’occasione per farti i complimenti per il tuo lavoro.

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