
Sin dall’antica Roma, il legislatore (ovvero, colui che emana le leggi) ha sempre avuto a riferimento un tipo di persona esemplare, un modello specifico a cui potersi rapportare nella scelta e nella definizione della condotta umana.
È il buon padre di famiglia, colui che secondo il comune intendere e pensare rappresenta il termine di paragone per la misura della diligenza richiesta nelle cose che facciamo quotidianamente.
Sono moltissime le leggi che invocano questo tipo di diligenza per indicare ai destinatari delle norme quello che dovrebbe essere il comportamento ideale da tenersi in determinate circostanze (fattispecie).
Per fare un esempio, l’art. 1176 del codice civile dice che il debitore nell’adempimento delle obbligazioni deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. La regola – com’è evidente – impone un comportamento che il debitore deve assumere nel rapporto con il creditore. Un comportamento che a seconda dei casi può essere puntuale, prudente, responsabile, di buona fede, solidale etc..
Può essere ognuna di queste cose o tutte assieme, perché alla fine la diligenza del buon padre di famiglia altro non è che una sintesi concettuale che molto più semplicemente sta per buon senso.
Esiste dunque un archetipo comportamentale, ovvero, un modo di fare ideale, che meglio di altri ispira fiducia nella società e nelle istituzioni, ed è il buon senso.
Il buon senso
Definire il buon senso di un comportamento non è facile; tuttavia, si può legittimamente sostenere che, data la natura dell’uomo e il suo bisogno di conservazione, la diligenza media del buon padre di famiglia deve essere valutata in rapporto all’utile che si può attendere dall’attività umana.
È di buon senso, pertanto, il comportamento che sia finalisticamente utile e, quindi, proteso all’esercizio di scelte, prestazioni, azioni e quant’altro eseguite bene, senza negligenze, ovvero, che non mettano in pericolo la sopravvivenza dell’uomo e della società in cui vive.
Ma se parliamo di lavoro e di benessere personale e familiare, come si valuta il buon senso? Dove finisce la percezione comune e comincia la visione soggettiva? Quali prove dimostrano il comportamento utile?
Istruzione e lavoro
Partiamo da una prima considerazione sui diritti dell’uomo al lavoro ideale e su quello che invece è il comune sentire.
Nella società di oggi ognuno ha il diritto naturale di essere istruito e di aspirare a una condizione professionale che piace e gratifica. L’art. 147 del codice civile parla dell’obbligo dei coniugi di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. Inoltre, la stessa norma richiama l’art. 30 della Costituzione italiana che al secondo comma garantisce inequivocabilmente che siano assolti questi doveri dalla legge anche nel caso di incapacità dei genitori.
Fermiamoci un attimo a ragionare su questo. Dunque, le persone hanno il diritto di ricevere la giusta istruzione e di compiere le scelte professionali che meglio si adeguano alle proprie capacità e alla propria inclinazione naturale.
Questo è il quadro di riferimento – sugellato anche dal diritto – in cui la scelta di una persona di voler seguire, per esempio, la propria indole musicale è indubbiamente una scelta di buon senso, non solo perché è un diritto garantito, ma, come vedremo fra poco, è quella più utile sul piano oggettivo.
Tuttavia, sia in famiglia che a scuola (due ambienti che abitualmente trasferiscono più limiti che risorse) quella che dovrebbe essere una normale scelta di buon senso, appare come un atteggiamento negligente da contrastare il prima possibile con tutti i modelli del comune sentire.
In famiglia, per esempio, è un classico che i genitori impongano ai propri figli quella che è la loro visione del mondo, ignorando completamente la loro indole naturale. Non è sbagliato condividere la propria esperienza con i figli e cercare di offrire loro un quadro di riferimento più vasto per compiere la scelta giusta. È sbagliato invece manipolare la crescita intellettuale dei figli affinché scelgano tra pochi obiettivi imposti. È sbagliato non tenere conto delle loro capacità e soffocarle prima che ne abbiano coscienza. È schifosamente sbagliato!
A scuola, il diritto di ricevere un’istruzione che tenga conto delle capacità dell’alunno viene calpestato quotidianamente sia dalla qualità dell’offerta formativa degli insegnanti che dal metodo e dai programmi di insegnamento.
Per esempio, uno studente che manifesta delle spiccate capacità per la matematica e una scarsa propensione per le altre discipline, non è da premiare. E viene bocciato se non recupera immediatamente il suo posizionamento didattico generale.
La logica è quella di rafforzare i punti di debolezza, perché tutti debbano saperne un po’ di tutto. Niente di più sbagliato, perché alla fine se ne ricava una popolazione di studenti mediocri che nella società del domani saranno conseguentemente lavoratori mediocri.
Ma non è così che funziona nella vita reale di tutti i giorni. La storia degli uomini e delle donne è costellata di fatti che provano l’esatto contrario di questa bizzarra logica della mediocrità.
Martin Seligman e Marcus Buckingham hanno condotto delle ricerche e hanno dimostrato che la chiave per il successo è aggirare i punti di debolezza e mirare ai punti di forza. Le persone di successo non si sforzano troppo di migliorare ciò che fanno male. Cercano invece di trarre il massimo da ciò che sanno fare bene.
Una persona che ama disegnare i fumetti potrà raggiungere livelli di eccellenza se la sua passione e la sua indole verranno rispettate e coltivate con sapienza da chi ha il dovere di farlo. Al contrario, non darà mai grandi risultati se viene messa coattivamente nelle condizioni di dover rinunciare a quello che sa fare meglio.
Ora, sulla base di quanto detto, come si identifica una scelta di buon senso? Quali parametri definiscono il comportamento del buon padre di famiglia?
I bisogni dell’uomo
Si può ragionare intorno ai bisogni dell’uomo. In quest’ambito, forse, è possibile tracciare un percorso condiviso di buon senso che aiuta le persone a vedere oltre i confini del comune sentire e a scorgere l’utilità dei comportamenti anche quando il limite imposto dalle convinzioni collettive ne impedisce una valutazione oggettiva e serena.
Il lavoro, per esempio, è un bisogno, ma pochi riescono a separare nettamente il mezzo dallo scopo. L’uomo (o la donna) in età adulta cerca un lavoro per avere un ruolo sociale, una stabilità economica e una possibilità concreta di organizzare diligentemente il suo futuro (previdenza).
C’è chi lavora in banca, chi costruisce case, chi fa il medico, chi insegna, chi coltiva la terra etc.. Le soluzioni sono molteplici. E questo lascia pensare che lo scopo dell’indipendenza economica non sia il solo a orientare le scelte.
Da un lato ci sono i livelli di remunerazione. Una persona si sforza di avere il lavoro che meglio la retribuisce in base al tempo che serve per esercitarlo. Ma deve fare anche i conti con le sue capacità. Il lavoro del medico, per esempio, è ben retribuito. Ma per fare il medico servono competenze elevate e propensione personale. E non tutti hanno questi requisiti. Chi non li possiede sa di dover cercare soluzioni diverse.
Dall’altro lato, quindi, c’è una valutazione non economica del lavoro. Si analizzano fattori diversi, come:
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La facilità di accesso e di svolgimento
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Il tempo richiesto
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La coerenza con il proprio sistema di valori e di vita
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La stabilità e la sicurezza
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La compatibilità con esigenze esogene (famiglia, passioni, distanza etc.)
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E altri fattori che possono variare caso per caso
Perché un uomo lavora? Solo per i soldi? Certo che no. Un uomo che vive in società, accetta di convivere. È consapevole che ci sono delle regole e che il lavoro in sé deve aiutare (mezzo) a rispettarle. Il lavoro, dunque, deve essere lecito, cioè, utile alla persona e alla società nel cui contesto si esplica. Un lavoro che minaccia la sicurezza degli altri non è un lavoro, ma un’attività criminale.
Ma abbiamo detto che il lavoro deve essere anche utile alla persona che lo esercita. Deve garantire l’indipendenza economica, la stabilità, ma soprattutto deve favorire l’irrobustimento ideale e strutturale della famiglia, intesa come nucleo essenziale dei popoli e vivaio di ogni società sana e funzionale.
Al di là del comune sentire
A questo punto, proviamo a mettere in discussione il lavoro e le sue modalità di svolgimento. Abbiamo detto che le persone hanno bisogno di lavorare per avere:
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L’indipendenza economica
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Un ruolo sociale utile
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Una famiglia sana e robusta
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La possibilità di affermare se stessi e di esprimersi al meglio
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La libertà
Poteremmo sostenere che una persona che sceglie il suo lavoro in base ai fattori elencati è senza dubbio una persona che compie una scelta di buon senso, perché se il buon senso è alla base di un comportamento finalisticamente utile, ognuno dei punti elencati è – singolarmente preso – motivo di utilità e benessere.
Ma quanti di questi punti convergono nelle scelte quotidiane delle persone? Quanti impiegati di banca hanno tenuto conto del tempo libero a disposizione e del rapporto costi/benefici? Quanti pendolari hanno pensato allo stress? Quanti poliziotti hanno pensato alla sicurezza e alla famiglia?
Il lavoro è quasi sempre una scelta di compromesso tra una serie di vantaggi e una serie di svantaggi. Anche quando si occupano posizioni di prestigio e ben retribuite, spesso ci sono sofferenze taciute. Sono i disagi di un lavoro, di una scelta, di una condizione che fa parte del gioco e che inevitabilmente bisogna accettare.
Ma proviamo a immaginare solo per un attimo di poter compiere una scelta che soddisfi tutti i fattori di utilità. Un lavoro perfetto che rende più libertà alla condizione dell’uomo. Un’attività che genera:
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guadagni stabili e duraturi
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più tempo libero da trascorrere con le persone care
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un’elevata gratificazione professionale
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un’utilità sociale apprezzabile
Come si comporta il buon padre di famiglia di fronte a una simile opportunità?
Il blogging business avanzato
Mi sono accorto che le persone mi fanno sempre la stessa domanda: “cosa fai per vivere?”.
Al bar, al supermercato o alla festa di compleanno di un parente, c’è sempre qualcuno che muore dalla curiosità di sapere perché ho abbandonato la mia vecchia professione di consulente del lavoro e di cosa mi occupo e come mi guadagno da vivere.
A me non piace rispondere a queste domande da cocktail perché riflettono una malattia epidemica tipica degli italiani, di cui anch’io ho sofferto a lungo: la descrizione del lavoro come descrizione di sé.
Tuttavia, a chi me lo chiede (non senza malizia), gli spiego in quattro parole il mio stile di vita fatto di misteriosi guadagni: “ho vinto alla lotteria!”.
Un modo più o meno simpatico di chiudere la conversazione. Una mezza verità, se vogliamo. Perché scoprire i segreti del blogging business avanzato è un pò come vincere alla lotteria.
La verità intera richiederebbe troppo tempo. Come faccio in pochi minuti a spiegare a una persona che lavora 8/10 ore al giorno – e che vorrà farlo per almeno 35 anni prima di andare in pensione – che esiste un modo automatico di produrre ricchezza e che funziona indipendentemente dal tempo e dalla presenza?
Come faccio a spiegare che incasso tre volte di più di un dirigente mentre sono in pantofole? Che sono in ferie tutti i giorni e che ho deciso di riempire le mie giornate con un meraviglioso cane labrador (Rovigio) che io stesso sto addestrando?
La verità non può essere raccontata in questo modo. Ecco perché ho deciso di scrivere “Come guadagnare i tuoi primi 100.000,00 € con un blog“, dove parlo della storia vera della mia carriera di blogger, una storia che mette in luce una sottocultura silenziosa di individui che usano il blog con intelligenza, per fare business in modo serio e imprenditoriale.
È il buon senso della prosperità, della ricchezza e del benessere. È ciò che ogni buon padre di famiglia deve seriamente valutare, prima di abbandonarsi definitivamente alle soluzioni precostituite dagli altri.
Se vuoi saperne di più, se vuoi cambiare il tuo stile di vita e migliorarlo come ho fatto io da tre anni a questa parte, ti consiglio di fare nell’ordine queste tre cose:
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iscrizione immediata al Gruppo Premium
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acquisto dell’ebook
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partecipazione al prossimo Week End Premium, l’unico seminario in Italia che parla del blogging business avanzato di lavoro-casa.com.
Fai la tua scelta di buon senso!
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Tags: benessere, blogging business avanzato, buon padre di famiglia, buon senso, prosperità, ricchezza



Parole sante Carlo!
Purtroppo molto spesso (e specialmente qua in Italia) quando il percorso di studio di ognuno di noi si definisce, i casi sono due, molto spesso:
1)il ragazzo che ha determinate aspirazioni e passioni viene forzato dalla famiglia a frequentare scuole che non gli piacciono, con la scusa che determinati indirizzi non ti portano a guadagnare la classica “pagnotta”.
Questa è la possibilità più devastante in assoluto, perchè se il ragazzo-a in questione teneva molto a un indirizzo specifico, la sofferenza è davvero grande e da quel momento in poi il suo mondo sarà interamente determinato da questa scelta fatta dagli altri per lui, da coloro che invece avrebbero dovuto supportare le sue inclinazioni.
E’quasi come “sovrascrivere” l’individuo stesso… con il contenuto che più ci piace o che riteniamo più opportuno per lui!
2) Il ragazzo/a viene supportato in buona parte o in tutto e per tutto nelle sue inclinazioni. Ecco, qui si va incontro a mio avviso ad un altro tipo di problema.
Poichè ad una ormai innumerevole quantità di facoltà universitarie non corrisponde in molti casi una possibilità effettiva di sbocco professionale, il neolaureato (o specializzato tramite corsi extra) si ritrova il più delle volte con le spalle al muro e impossibilitato a mettere in pratica i suoi studi.
E qui la delusione è davvero grande, e tutto questo non premia di certo la meritocrazia e il saper fare!
Purtroppo la situazione qui in Italia è questa, e il blogging business è sicuramente un ottimo modo di implementare le proprie capacità e conoscenze e far sì che tutto ciò per cui abbiamo studiato e lavorato con tanta passione fino a ora non vada sprecato inutilmente, anche se non l’abbiamo appreso a scuole, corsi o università ma tramite altre esperienze.
Che noi siamo padri, madri, neolaureati o semplicemente persone che vogliono guadagnare in questo modo… è la scelta più di buonsenso che si possa fare in un momento di “crisi” come questo!
Un saluto a tutti e ciaociao! Swwoooosh!