Ho conosciuto blogger con migliaia di iscritti ai feed RSS e con un guadagno pari a quello della paghetta settimanale di mio figlio.
Ho conosciuto autori di ebook che hanno creduto nella forza divulgativa dell’editoria e nella leggenda dei grandi numeri, ma stanno ancora cercando di capire cosa non ha funzionato.
Ho conosciuto esperti di SEO che padroneggiano i meccanismi segreti dell’indicizzazione e catturano migliaia di visitatori al giorno, ma sbarcano il lunario con un lavoro tradizionale.
Ho conosciuto esperti della tecnologia informatica e della comunicazione che per trarre profitto dal Web si affidano agli AdSense.
Insomma, credo di avere conosciuto un numero considerevole di persone che fanno molto rumore per nulla. Migliaia di visitatori, gruppi su facebook, email marketing in stile Rockefeller… e poi? Dove stanno i profitti, la grana, i soldi? Perché hanno ancora un lavoro tradizionale? Quale credibilità possono vantare, se predicano un tipo di ricchezza e di benessere che loro personalmente non conoscono?
Quello del Marketing Online è un settore tragicamente frammentato, ovvero, composto da molti operatori di piccole dimensioni che non riescono a conquistare quote rilevanti di mercato. Consulenti, web master, esperti SEO, sono alcuni tra i tanti esempi che si possono fare.
La frammentazione ha varie origini, ma molto spesso dipende dall’accessibilità. Se le barriere di ingresso sono basse (come nei mercati online), allora diventa un fattore permanente.
Quali strategie conviene adottare per avere più mercato e per consolidare un posizionamento profittevole?
Ne abbiamo parlato in passato qui su lavoro-casa.com. Ma il tema rimane decisamente attuale. Ecco perché ho deciso di farne un report dal titolo “Marketing Online – Strategie di difesa e di attacco“, che alza il livello di speculazione cognitiva e cerca di suggerire al lettore un approccio più imprenditoriale e strategico.
Fai il login per accedere all’area riservata e scaricarti il report.
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Ho letto più volte il report, e non l’ho ancora digerito tutto… ma ho cercato di ricondurlo, ovviamente, all’esperienza personale.
Sono d’accordo su tutto, ma senza volermi dilungare eccessivamente, secondo me va anche valutato il fattore “collaboratori”.
Se si selezionano personaggi “svegli” e con voglia di imparare e crescere, allora ti puoi veramente dedicare alla strategia, delegando a terzi le operazioni “materiali” e comunque certo della qualità media dei risultati.
Viceversa collaboratori poco efficienti o che, non per cattiva volontà, sono “lenti” e a volte anche poco “brillanti” ti obbligano a controllare e (spesso) a rifare parte del lavoro; in queste condizioni lo spazio da dedicare alla strategia viene notevolmente compromesso. Pensare “bene” ha bisogno anche di “qualità del tempo”…
I collaboratori si cambiano, certo, come cambiano anche i contesti nei quali operi, ma in questo caso un po’ di continuità non farebbe male.
Volevo solo sapere se eri d’accordo con il mio pensiero.
@ Fabio Amoroso:
Quello che dici è sacrosanto!
Il fatto è che io parlo poco di collaboratori. Forse perché tendo a ricondurre (e ridurre) ogni tattica al mio modello di vita e di business, che non prevede altre figure se non quella propria e di qualche familiare.
Ma devo ammettere che la mia è una scelta molto personale, scaturita da tanti anni di vita aziendale e di studio e dal tipo di lavoro che svolgevo prima.
Ho avuto uffici dislocati in città diverse, con 5 collaboratori per ogni sede.
Ma ho anche gestito per conto di aziende i rapporti con il personale e con i sindacati.
Vuoi sapere una cosa? Quando ho deciso di cambiare vita, i collaboratori, nella mia percezione delle cose, facevano parte del vecchio e odioso modello.
Ecco perché amo tanto quello che faccio oggi. Se ho bisogno di aiuto, di nuove risorse, di forza fresca e dirompente, attingo alle partnership. Ce ne sono per tutti i gusti e pronte a tutto.
Ripeto: si tratta di una visione mia molto personale. Sarà per questo che non ho mai postato su quest’argomento.