
Quando hai la fortuna di gestire un blog che in un meno di due mesi realizza vendite di prodotti e servizi per oltre 15 mila euro, in un Paese dove tutto è in crisi e persino gli operatori del nuovo internet marketing faticano a varcare la soglia del noviziato, hai anche la responsabilità di verificare scientificamente i punti di forza del tuo modello.
Il che significa che non puoi accettare acriticamente quello che succede, senza ragionare sulle scelte tecniche e di marketing compiute nel corso degli anni e confrontarle con i modelli preesistenti di lavoro e di business.
Incassare decine di migliaia di euro mentre lavori da casa in pantofole può essere anche considerato un fenomeno isolato. Ma quando si ripete nel tempo, tracciando cicli di crescita visibili e misurabili, allora devi prendere atto che sei di fronte a qualcosa di straordinario che non può essere trattato alla stessa stregua di una condizione favorevole.
Le persone mi pagano ogni mese per leggere contenuti di qualità, per avere informazioni strategiche sul blogging business avanzato, ma soprattutto per avere un termine di riferimento, ovvero, una realtà interessante da modellare. E limitarsi a postare qualche dozzina di tecniche più o meno efficaci su come vendere prodotti online e su come generare traffico, non è più etico.
Non puoi vendere una strategia di marketing isolata dal contesto in cui deve compiersi, così come non puoi vendere il giardino di una casa separato dalla casa a cui è annesso, perché il suo valore deriva dall’appartenenza organica a una struttura più vasta che lo contiene.
Le operazioni di successo si contestualizzano. Hanno un mercato di riferimento, una storia personale, una credibilità autoimmune che si alimenta giorno dopo giorno di fattori intangibili, come l’esperienza, la comunicazione, lo stile e i valori che traspaiono dal contesto.
Non puoi aiutare nessuno spiegando come funziona l’email marketing o come si scrive una lettera di vendita o come si imposta un’offerta. Non puoi aiutare nessuno neppure quando provi a spiegare tutte queste cose insieme, perché lo stesso schema di business – è stato dimostrato – può dare risultati diversi a seconda di chi lo pratica.
Allora, questo ci fa pensare che l’apprendimento prima e il modellamento poi non sono funzionali alla crescita quando manca la struttura organica di riferimento.
Si possono mettere in pratica innumerevoli meccanismi di monetizzazione, proprio come fanno i ragazzi universitari per mantenersi agli studi. Si possono vendere integratori alimentari o infoprodotti sul copywriting e incassare qualche migliaia di euro a fasi alterne. Ma non si può parlare di business sostenibile e, quindi, di un flusso costante e continuo di ricchezza utile, senza costruire qualcosa di eticamente spendibile tra la gente.
Io sono il primo a dire che non è facile:
- Non è facile credere che si possa vivere in modo dignitoso semplicemente lavorando da casa, soprattutto quando l’attenzione mediatica è costantemente rivolta ai modelli tradizionali di scambio lavoro/reddito
- Non è facile capire la WLG – che pone il blog al centro di ogni strategia – quando buona parte delle teorie passate e presenti propone l’internet marketing come una massa indistinta
- Non è facile accettare la logica del complesso organico dei valori spendibili, visto che un tale approccio incide significativamente sulla qualità dello sforzo e sui tempi di resa.
Non è facile vedere o, se vogliamo, intercettare l’opportunità del blogging business avanzato, altrimenti non si spiega come mai, in una segmentazione composta da oltre 200 milioni di blog, solo il 12% si occupa di business e, tra questi, una piccolissima percentuale ancora imprecisata lo fa sulla falsariga della membership e dei contenuti premium.
Ma i risultati sono quelli che contano. E se il tuo blog vende più di 15 mila euro di prodotti e servizi in 40 giorni, allora non puoi sottovalutare l’urgenza di una ricerca dettagliata dei fattori strategici che sottostanno al risultato.
Quello di oggi è un processo analitico aperto, una sorta di laboratorio in cui vengono fatte delle ipotesi di funzionalità del sistema. Sono, dunque, delle ipotesi e come tali vanno confrontate, testate e verificate con assoluto rigore, prima di poterle considerare come qualcosa di più valido sul piano della certezza scientifica.
Ma la WLG, per quanto mi riguarda, è un modello che funziona da diverso tempo. E ciò che ho deciso di mettere sotto osservazione non è tanto il sistema del blogging business avanzato – che ha cambiato per sempre la mia vita e quella dei miei familiari (e per questo è fuori discussione) -, quanto il rapporto tra la sua crescita impressionante e gli strumenti di cui si serve per fare presa sulla gente.
In definitiva, quelli di oggi sono degli appunti in brutta copia (e, per questo, possono essere revisionati in qualunque momento) che ho deciso di scrivere per non perdere traccia delle esperienze di crescita del blog, ma anche per dare ai lettori premium una visione più organica della mia struttura di business online.
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Si Caro, anche secondo me le strategie che indichi nel post sono dei sacchetti di sabbia.
In tal senso, credo che il modello WLG vada riscritto o riconsiderato sotto un’altra ottica.
A ogni modo, evviva il blogging businness!
Ciao Carlo, ma il bello di Adwords non è appunto la possibilità di monitorare i risultati e il ROI?
Capisco il problema di branding, ma se hai un ROI di Adwords elevato quello che spendi guadagni, e a conti fatti il guadagno è evidente.
p.s. ti parla uno che era scettico verso Adwords… “ERA”
@ reborn:
Ma a che serve il “bello di monitorare il ROI” quando puoi monitorare i guadagni senza spendere soldi con AdWords?
Capisco che non è un risultato che si ottiene il primo giorno e che se non sei strutturato non hai alternative interessanti per portare traffico targhettizzato.
Ma la provocazione è proprio questa: lavorare sui valori e sulla strutturazione del tuo blogging business per arrivare a livelli di traffico spontaneo e uscire da quella zona non proprio qualificante di AdWords.
Ma i soldi di Adword ti tornano se hai ROI positivo.
Non sono soldi che spendi, sono soldi che INVESTI.
E’ quindi un’entrata che va ad aggiungersi a quella del posizionamento naturale.
In altri termini, con ROI di Adword positivo, ciò che tu suggerisci è una manovra finanziariamente negativa, una scelta consapevole di diminuire i propri profitti.
@ reborn:
Dunque, abbiamo detto che l’apprendimento prima e il modellamento poi non sono funzionali alla crescita quando manca la struttura organica di riferimento.
Provo a spiegarmi meglio. Chi legge il tuo commento è portato a pensare che AdWords determini automaticamente un ROI positivo. Se pensi questo, mi fai capire che hai una visione parziale della cosa.
Ora, chi ti parla è uno che ha venduto più di 1000 copie di “Fai soldi online disegnando” proprio con AdWords. Il mio ROI è stato molto positivo.
Ma non possono dire altrettanto molti publisher su segmenti di mercato dove il costo delle keywords mette a repentaglio il ritorno di investimento.
Nelle nicchie inflazionate, le probabilità che una campagna AdWords possa generare un ROI negativo sono molto elevate.
Ecco perché ti invito ad avere una visione più complessiva dell’argomento – oltre che un atteggiamento editoriale più responsabile – prima di far credere al lettore “inesperto” che l’advertising di Google determini in automatico un ritorno di investimento.
AdWords richiede esperienza prima di tutto. Ma anche quando hai quella, devi fare i conti con le keywords della quota di mercato in cui operi.
Dare i soldi a Google non significa avere in automatico un ritorno. E quindi io non suggerisco una manovra finanziariamente negativa, come dici tu. Piuttosto, indico un percorso più lungo, ma più sicuro.
Sono stato chiaro adesso?
PS. aggiungo che tu hai puntualizzato “se il ritorno è positivo”. Quindi non dai per scontato che lo sia.
Certo, a mio avviso basta chiarire questo concetto.
Perché leggendo il post, forse è solo una mia visione, ho percepito una visione negativa di Adwords, visione che tu, come hai specificato nel commento, non hai, dato il tuo buon ROI su certe pubblicazioni.
ciao caro
@ reborn:
All’inizio del paragrafo su AdWords dico:
Durante i miei primi mesi di lavoro online mi sono avvalso di AdWords per vendere ebook e per fare lead generation.
Però, se tu hai percepito qualcosa di diverso, vuol dire che sono stato poco chiaro.
Ricordo, in ogni caso, che questi sono degli appunti e che ogni valutazione assurge al rango di ipotesi. E le ipotesi non danno certezza.
Dico solo: ragioniamoci meglio.
Un abbraccio, Reborn (ma non provare a sedurmi).
Trovo interessante la tua riflessione su Adwords. Penso che sia uno strumento utile, ma che vada usato soltanto in certi casi, e non per la semplice promozione del blog. Meglio ricorrere ai tanti accorgimenti che, nel tempo, ti consentono di apparire su Google tra i primi. Le strategie esistono; richiedono un pò di impegno, ma ne vale la pena.