Siamo in un’epoca dove chi sceglie l’anonimato non esprime valore. Non è una persona discreta, riservata o umile. Chi sceglie l’anonimato semplicemente sceglie di non essere.
Ed è paradossale che proprio internet, che ha cambiato le regole del gioco della visibilità, sia il più grande contenitore di personaggi anonimi, oscuri, nascosti da mille username e pronti a rifuggire nell’ombra come i pipistrelli.
Sembra che le persone abbiano paura di esporsi; ma non per questo rinunciano a navigare, agire e interagire con chi invece fa della sua visibilità un punto di forza.
Se pensiamo alla tendenza che hanno gli anonimi di lasciare commenti offensivi e quasi sempre insani, viene da dire che l’anonimato spesso copre degli autentici vigliacchi.
E se pensiamo ancora agli operatori del MAPS (SPAM al contrario), l’idea più accreditata è quella della schizofrenia.
Chi sono gli operatori del MAPS? Sono quelli che navigano senza bussola, nella più totale ignoranza di quello che vogliono e di quello che fanno, e che invadono le liste degli altri, fleggando caselle e cliccando sui link di opt-in; ma sempre pronti a vomitare il veleno della loro smisurata frustrazione al primo messaggio di posta elettronica che gli arriva a seguito di un’iscrizione.
Lo SPAM è un’attività odiosa che consiste nell’inviare posta indesiderata agli altri. Il MAPS è un’attività più odiosa dello SPAM, perché consiste nel richiedere la posta, prima, e nel farla passare come posta indesiderata, dopo.
Ora, se la schizofrenia è caratterizzata da alterazione del pensiero, del comportamento e dell’emozione, non riesco a pensare ad altro quando mi trovo di fronte a un mapsista.
I mapsisti sono nemici della civiltà e del progresso, perché non fanno leva sulla conoscenza, ma sull’ignoranza più becera e patologica. Fanno perdere tempo e avvelenano il clima di sviluppo e di crescita del web.
Prima o poi bisognerà inventarsi qualcosa per riconoscerli in tempo. Nell’atto in cui stanno per chiedere l’iscrizione a una lista, un sistema intelligente dovrebbe scovarli e cacciarli dal sito.
Il problema è che i mapsisti sono quasi sempre anonimi. Così l’anonimato, oltre che annientare la visibilità di cui tutti hanno bisogno per farsi conoscere e per condividere idee e progetti, diventa sinonimo di codardia e di schizofrenia latente.
Se i tuoi account sparsi per il web sono anonimi, ti consiglio di andarli a modificare e di completare il tuo profilo con le informazioni (non sensibili) che ti riguardano. Perché se sei un anonimo, rischi di passare come un probabile codardo e schizofrenico.
Completa il tuo profilo
Comincia subito. Esponi le tue idee. Interagisci con la community di lavoro-casa.com. Il web è una grande opportunità per chi si fa vedere. Per gli anonimi, invece, rimane uno spettacolo da guardare come spettatore passivo.
Tutti gli utenti di lavoro-casa – sia premium che free – hanno ricevuto username e password per accedere al proprio account. Quindi, controlla la tua posta e trova i dati di accesso. Puoi fare il login sulla sidebar. E se non ricordi la password, puoi richiederla sul link che trovi sotto la form di login.
Una volta fatto il login, sulla sidebar compare il benvenuto del blog con i due link per andare nel tuo account o per sloggarti.
Clicca sul primo per accedere al tuo pannello di controllo e per eseguire la personalizzazione del profilo.
Qui puoi completare l’account con il tuo nome, cognome, nickname, sito, email e con ogni altra informazione che può tornarti utile in termini di pubblicità. Puoi inserire anche la foto (scelta consigliata).
Infatti, su lavoro-casa i profili degli utenti sono consultabili dalla barra di navigazione. E a oggi, nonostante lo strumento sia stato implementato da poco, la pagina “utenti” del blog sembra essere la più cliccata dai visitatori (più di 13.500 visite in pochi mesi).
All’interno della pagina i navigatori possono consultare il profilo dell’utente e scoprire che Tizio, per esempio, è un esperto di massaggi shiatzu; oppure che Sempronio è appassionato di fumetti ed è disposto a condividere le sue idee con altri amatori.
Insieme alle informazioni, lo strumento permette di vedere quali attività (es. commenti) l’utente ha compiuto sul blog di lavoro casa e farsi in questo modo un’idea (prima impressione) del personaggio con cui si potrebbe avere a che fare.
Conclusioni
Rimanere nell’anonimato non ti aiuta a fare proprio niente. Se navighi è giusto che cominci a prendere la parte migliore del web, quella delle opportunità che nascono grazie alla visibilità.
Fai sapere chi sei e come la pensi. E vedrai che altre centinaia di persone la pensano proprio come te e sono disponibili a condividere con te idee straordinarie e progetti meravigliosi.
Esci dall’anonimato. Questo è il momento buono per farlo!
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E’ il secondo paragrafo (“ed è paradossale che proprio Internet…”) ad avermi colpito, facendomi constatare e realizzare che è proprio così.
Forse è anche colpa dell’eccessiva attenzione, quasi maniacale, che si è posata sulla privacy, al punto da rendere difficile – a volte – anche solo una semplice relazione interpersonale che potrebbe nascere tramite Internet.
Attenzione ai dati sensibili, certo, ma dire che lavoro si fa (sempre che sia lecito
) non compromette nulla o mettere la propria foto nell’avatar non è un dramma… a me Josè Scafarelli è risultato simpatico molto tempo prima di conoscerlo personalmente
Giusto il rispetto della privacy, ma ricordiamo che “in medio stat virtus”: i blog e i forum sono strumenti per comunicare, ma comunicare è più facile se conosci il tuo interlocutore.
Io la penso così, ma probabilmente a molti piace l’anonimato…
Ciao Carlo, tu dici bene: “All’interno della pagina i navigatori possono consultare il profilo dell’utente e scoprire che Tizio, per esempio, è un esperto di massaggi shiatzu; oppure che Sempronio è appassionato di fumetti ed è disposto a condividere le sue idee con altri amatori.”
Anch’io sono d’accorso con te che conoscere in anticipo la persona con cui vuoi relazionarti sia un bene.
Il prezzo da pagare per conoscere gli altri? … molto semplice: farti conoscere!
La reciprocità è assolutamente indispensabile soprattutto nel momento in cui si sta conoscendo, altrimenti è inutile incontrasi); … e la reciprocità può anche essere il presupposto iniziale che consente la ecisione di incontrarsi.
Bravo Carlo: ancora una volta concordo con le tue osservazioni!
… Non so se a qualcuno possono interessare gli argomenti che tratto sul mi blog (www.ortomedical.it/blog), ma da poco ho iniziato anch’io a mettre a disposizione di chiunque ne abbia interesse una buona mole di informazioni che dal mio punto di vista tutti dovrebbero conoscere, mentre invece troppo spesso la conoscenza è carente …