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	<title>Lavoro Casa - Carlo D&#039;Angiò Communication &#187; Etica</title>
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	<description>Formazione e consulenza per blogger e infomarketer</description>
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		<title>L’etica dei perdenti e la cultura del posto</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 15:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[WLG]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel medioevo, una donna accusata di adulterio o di altri reati derivanti da comportamenti “non ortodossi”, veniva processata con un rito chiamato “ordalia” (dal germanico antico ordal, che significa &#8220;giudizio di Dio&#8221;), ovvero, sottoposta a prove dolorose, spesso mortali, al termine delle quali il giudizio era di condanna, se l’accusata periva, o di innocenza, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><span style="font-size: x-large;">N</span>el medioevo, una donna accusata di adulterio o di altri reati derivanti da comportamenti “non ortodossi”, veniva processata con un rito chiamato “<strong>ordalia</strong>” (dal germanico antico <em>ordal</em>, che significa &#8220;giudizio di Dio&#8221;), ovvero, sottoposta a prove dolorose, spesso mortali, al termine delle quali il giudizio era di condanna, se l’accusata periva, o di innocenza, se la stessa riusciva in qualche modo a cavarsela.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Un esempio: si legava la donna e la si buttava nel fiume. Se moriva, era colpevole. Se sopravviveva, allora non c’erano dubbi sulla sua innocenza, perché era chiara la <em>volontà di Dio</em> di salvarla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">A sentire oggi queste cose si prova ribrezzo e indignazione. Come si poteva giudicare una persona in questo modo? E perché certi comportamenti, assolutamente insignificanti sul piano della pericolosità sociale, venivano inquadrati come delittuosi?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Il fatto è che <strong>tutte le volte che c’è di mezzo la religione </strong>l’uomo perde gran parte della sua straordinaria capacità di pensare e di ragionare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Qui non intendo aprire una discussione sulle schifezze e sulle atrocità perpetrate nel corso della storia in nome della “cristianità” (lo stesso vale anche per le altre confessioni religiose), ma semplicemente mettere in luce alcuni comportamenti ispirati all’ortodossia che stanno devastando le sorti economiche dei popoli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Nonostante la crescita culturale che ci distingue dalle comunità tribali del medioevo o da altre che ancora oggi vivono su questo pianeta, <strong>la religione pervade il modo di pensare delle famiglie</strong>. Le condiziona. Le assoggetta a schemi di ragionamento che in un modo o nell’altro si ripercuotono sul lavoro, sui sentimenti, sulla vita sociale etc..</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Per avere un’idea, basta pensare ai nostri figli che durante la crescita manifestano la tendenza a <strong>scrivere con la mano sinistra</strong>. Quante volte il pregiudizio religioso ha spinto i genitori, gli insegnanti e tutti coloro che hanno un ruolo determinante nella vita del bambino a sopprimere questa supposta <em>malformazione</em>?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Anche se molti eseguono i comandi religiosi senza nemmeno saperne le ragioni, la cultura è quella. I mancini sono storicamente mal[destri], impuri, posseduti dal demonio. Così, si costringe milioni di ragazzini a fare uno sforzo in più per <strong>abbandonare l’indole</strong> e imparare a scrivere con la destra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>La religione invade le scuole</strong> a prescindere dal crocifisso. È nei libri, nella didattica, nei programmi ministeriali di insegnamento. I docenti sono spesso religiosi. Lo sono anche se non praticano i sacramenti o altre liturgie dei culti minori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Se uno studente è particolarmente portato per la matematica o per la musica, non va bene. Occorre che riduca la sua concentrazione, il suo talento, le sue attitudini a favore di tutte le altre discipline.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>La scuola italiana non vuole i talentuosi</strong>, ma gente mediocre che sappia leggere, scrivere e far di conto con sufficienza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Con questo modo di pensare vengono su le famiglie, i figli, le persone che di generazione in generazione insegnano a <em>rinforzare i punti deboli</em>, piuttosto che <em>migliorare i punti di forza</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>I talenti</strong> sono quasi sempre fenomeni spontanei. Basterebbe coglierli al momento giusto e valorizzarli. Avremmo di certo un mondo migliore. Un mondo dove chi lavora, chi scrive, chi suona, chi disegna, chi inventa, chi scopre, chi ama&#8230; lo fa al meglio di sé.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>La religione è causa di appiattimento</strong>. Siamo tutti uguali davanti a Dio. A che ci serve accumulare ricchezze? Essere leader? Lasciare un segno? Meglio vivere poveri, ma con la coscienza di avere fatto il giusto per il regno dell’al di là.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Eppure <strong>Gesù</strong>, sulle cui parole si è fondata la Chiesa, ha detto “<strong>dai a Cesare quel che è di Cesare</strong>”. Per migliaia di anni questa frase è stata <strong>interpretata solo da un lato</strong>, nel senso di riconoscere il merito a chi ne ha. Quasi come se i destinatari della Parola fossero tutti spettatori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">La verità è che in nessun caso <strong>Gesù ha mai frenato l’intelligenza</strong> e la capacità di costruire il successo delle persone. Se esiste un merito da riconoscere, esiste un risultato, un obiettivo raggiunto. Esiste un leader, un progetto, una costruzione importante. Esiste un Cesare che deve prendersi quello che è suo!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Gesù ha detto che <strong>siamo tutti Cesare</strong>. Abbiamo tutti il diritto di costruire qualcosa di importante, se lo vogliamo, e di usare la parte migliore di noi stessi per farlo. </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Non c’è niente di più naturale per l’uomo che seguire la sua natura di essere pensante, intelligente e creativo.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Gesù non avrebbe mai falcidiato le intelligenze create dal Padre Nostro.</span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; color: #000000;"><strong>E i disoccupati?</strong></span></h5>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Anche per tutto ciò che riguarda il lavoro, per come ci si approccia, per quello che ci viene detto nelle aule scolastiche, la religione gioca la sua parte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>I disoccupati sono figli</strong> di una cultura che li spinge alla ricerca di una dimensione perfetta che non esiste e che genera più vittime di una guerra vera e propria.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">L’idea di avere un lavoro fisso e stipendiato con cui potersi rapportare per una vita intera appartiene ad altri tempi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Nel dopoguerra è stata una soluzione. Milioni di persone senza futuro hanno ricominciato a vivere. Da un lato c’erano i grandi capitalisti e la pubblica amministrazione, dall’altro un esercito di operai e impiegati che, dopo avere sofferto la fame e la paura di non arrivare al giorno dopo, ha <strong>consacrato il “posto fisso” </strong>come la panacea di tutti mali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">E più si andava avanti, più arrivavano le conferme di avere fatto un’ottima scelta. Nelle famiglie, la domenica, c’era il pranzo importante con il dolce finale. Per questo si rendeva grazie a Dio per avere aiutato il capofamiglia a trovare una sistemazione nella FIAT o al Comune o nella Scuola.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">L’impegno dei genitori verso il futuro dei figli consisteva nel creare i presupposti del ricambio occupazionale. Molti rinunciavano al trattamento di fine rapporto per assicurare il posto ai figli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Non so se è ancora in uso, ma nelle Poste italiane, fino a poco tempo fa, era possibile lasciare il posto in eredità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">E anche quando ciò non avveniva, i padri frequentavano le segreterie politiche per dare ai propri figli un impiego stabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Al sud, quando si trattava delle figlie femmine, si era disposti a <strong>pagare anche 20/30 milioni di lire</strong> in cambio di un’immissione in ruolo nel mondo della scuola.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>Dai pulpiti delle chiese</strong> si elargivano messaggi di stabilità, di certezza lavorativa, di mitezza occupazionale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">I parlamentari costruivano la loro carriera sullo scambio voto/posto. Si chiamavano gli amici degli amici, le grandi aziende, gli imprenditori di sostegno, che con un’assunzione di favore ottenevano benefici sostanziosi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">In televisione non c’erano altri modelli di riferimento. I film, il varietà e tutti gli spettacoli facevano sfoggio sempre delle solite figure professionali, come il maresciallo, l’avvocato, il ragioniere, la maestra, l’usciere del ministero, l’infermiere, il pompiere etc..</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Anche i bambini, nei giochi di infanzia, sognavano di fare questi mestieri. E se qualcuno aveva delle fantasie più eroiche, c’era subito pronto il prete di famiglia che con un bel discorsetto portava le persone ad <strong>avere i “piedi per terra”</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Insomma, una vera <strong>apoteosi del posto fisso</strong> che a quei tempi ha permesso alla nostra nazione di risollevarsi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Il fatto è che <strong>oggi non ci sono più quelle condizioni</strong>. La nostra società non esce da una guerra. Le aziende non hanno più la catena di montaggio. Gli scambi sono informatizzati. La tecnologia ha cambiato il mondo, e lo fa ogni giorno a una velocità impressionante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">E se qualche anno fa avrei detto semplicemente che il posto fisso non esiste più, oggi dico che <strong>è la peggiore sciagura che possa capitare a una persona</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">C&#8217;è da sperare che anche in televisione ci sia un ricambio generazionale. Al di là del <em>Grande Fratello</em> e degli altri reality che stanno uccidendo l’intellettualità umana,  i vari Vespa, Costanzo, Mentana (che si è dimesso, finalmente) dovrebbero essere sostituiti da persone capaci di dare <strong>un’informazione sana, utile, costruttiva</strong>, che serva a migliorare la redditività delle famiglie e non ad appiattire le menti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Se in Italia ancora aleggia lo spettro del posto e la cultura del sindacato è solo grazie a questi signori che monopolizzano l’informazione con il <em>perbenismo televisivo</em> inutile e sciatto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Sono loro i nuovi pulpiti. Sono loro gli <strong>artefici delle più moderne ordalie</strong>. Invitano politici a parlare di occupazione con domande del tipo “perché ci sono migliaia di disoccupati?”, “perché la politica non interviene a dare nuovi posti di lavoro?”, “perché non si fa qualcosa per favorire l’occupazione stabile dei precari?”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">So di essere impopolare. So che molti non capiranno a primo acchitto quello che sto dicendo. Ma queste sono domande sbagliate. Alla gente bisogna dire che è tempo di <strong>lavoro intraprendente</strong>, di ingegnosità personale, di creazione del proprio futuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Le persone hanno bisogno di <strong>imparare da chi è stato capace di costruire ricchezza</strong>. Ci vogliono modelli nuovi, stimolanti, che spronino le menti a fare cose grandiose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Nel dopoguerra era impensabile per un agricoltore mettere su una fabbrica di produzione dei pelati. Ci volevano tanti soldi per il terreno, per gli impianti, per i depositi, per i dipendenti etc..</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Ma oggi <strong>basta un computer e una connessione a internet </strong>per avere un lavoro, per avere delle entrate, per costruire ricchezza. E il fatto che ci sia diffidenza verso il mercato online dimostra oltremodo quanta responsabilità è da imputare ai nostri politici, ai nostri giornalisti e alla cultura religiosa che invade le scuole e le famiglie italiane.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Se le persone non si fidano è perché qualcuno ancora gli dice di non fidarsi, di tenere i piedi per terra, di andare all’università per prendersi un titolo di studio e di cercarsi un posto sicuro. E una volta che l’hanno trovato, gli insegnano a tenerselo stretto, a sopportare, a <em>porgere l’altra guancia</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Quante sciocchezze!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Ai miei figli non ho mai detto di andare a scuola per prendersi un titolo. Ai miei figli dico ogni giorno di andare scuola per studiare, per imparare, per arrivare presto a fare cose straordinarie.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small; color: #000000;">Ai miei figli sto insegnando che <strong>l’etica non è etica quando soffoca te stesso e le tue capacità</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;">______________________</p>
<p style="text-align: right;">[print_link]</p>
<table width="96%" border="0" cellspacing="10" cellpadding="00">
<tr>
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</tr>
</table>
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		<title>Queste le mie 3 regole per fare blogging di qualità</title>
		<link>http://www.lavoro-casa.com/2008/09/queste-le-mie-3-regole-per-fare-blogging-di-qualita/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 19:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copywriting]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[attirare traffico targhettizzato]]></category>
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		<description><![CDATA[Hai fatto caso che in tutte le attività umane c&#8217;è sempre un ordinamento dei livelli qualitativi? Esiste un livello base per i meno esperti e un livello professionale per quelli bravi. A volte ci sono anche i livelli intermedi, come avviene nel gioco del calcio (serie A, B, C etc.), se il grado di competenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top"><a href="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/livelli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-784" title="livelli" src="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/livelli.jpg" alt="" width="347" height="346" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Hai fatto caso che in tutte le attività umane c&#8217;è sempre un ordinamento dei livelli qualitativi? </strong>Esiste un livello base per i meno esperti e un livello professionale per quelli bravi. A volte ci sono anche i livelli intermedi, come avviene nel gioco del calcio (serie A, B, C etc.), se il grado di competenza è già alto, ma non specialistico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Le ragioni sono insite nella natura stessa dell&#8217; <em>homo sapiens</em>, nella sua capacità di discernimento e di selezione del “buono” dal “cattivo”, del “bello” dal “brutto”, del “bene” dal “male”. Questo significa che fin quando l&#8217;uomo avrà diritto di scelta e il buon senso per esercitarlo, esisteranno sempre i livelli di competenza e un diverso mercato che ne accoglie la domanda con l&#8217;offerta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il mio obiettivo di oggi è quello di dimostrare che esistono <strong>livelli diversificati di competenza anche per scrivere un post</strong>. E che in contropartita alla qualità dell&#8217;offerta, si forma sempre il corrispondente mercato della domanda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Se scrivo un articolo di qualità, per intenderci, avrò un audience di qualità. Di converso, se scrivo un post scadente e di basso profilo, avrò lettori scadenti e di basso profilo. La differenza tra i due target, ovviamente, incide anche sulla qualità dei commenti e sulla percezione che in generale si ha del blog.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Preferisci acquisire informazioni da un blog professionale e di prim&#8217;ordine? O da un blog approssimativo e dai contenuti incerti? Faccio sempre questa domanda agli studenti del mio Coaching. E la risposta non cambia: “preferisco leggere blog di qualità!”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ora, se questo è vero, perché dovresti trascurare la qualità della tua informazione e nel contempo presumere che le persone comunque verranno a leggerti?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non succederà mai! La gente, proprio come fai tu, si appassiona ad argomenti interessanti, autentici, credibili. Ha bisogno di essere coinvolta in fatti e storie mai sentiti prima. Deve scorgere un motivo veramente valido per trattenersi sulla tua pagina qualche minuto in più del tempo che abitualmente concede alle sessioni di navigazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">I lettori di blog migliorano costantemente la propria capacità di <strong>distinguere il vero dal falso </strong>(o dall&#8217;imitazione). Hanno centinaia di migliaia di riferimenti a portata di clic, e riescono a scorgere la <em>qualità del contesto </em> nei primissimi decimi di secondo di permanenza sulla pagina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Oggi, peraltro, il blog sta modificando poderosamente la sua natura e la sua funzione. Da semplice e occasionale contributo di idee elargite senza impegno sul web, si è trasformato in un <strong>fenomeno competitivo di abituale e programmata erogazione di dati e notizie </strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Chi vuole fare blogging sul serio deve preoccuparsi di avere una piattaforma funzionale, un template usabile, una grafica attraente, un proprio nome a dominio, un set di plugin efficienti e non per ultimo un&#8217;adeguata conoscenza delle migliori strategie di condivisione dei dati e di diffusione dei permalink.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ma qui andiamo a finire su un terreno molto vasto che non attiene al tema dei contenuti e che per questo affronteremo in un&#8217;altra occasione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Quello che invece mi preme farti prendere in considerazione è la necessità di acquisire uno stile onorevole di blogging. Si può scrivere in tanti modi diversi, ma ce n&#8217;è uno soltanto che fa la differenza, ed è quello dell&#8217; <strong>autenticità </strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non è facile essere sempre originali e innovativi, ma ci sono 3 regole che io stesso cerco di rispettare ogni volta che mi accingo a scrivere un articolo. Sono tre regole etiche e di stile, che una volta imparate e messe in pratica ti permetteranno di posizionarti al di sopra della media e di attrarre un traffico di prima scelta.</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" width="100%">
<tbody>
<tr align="left" valign="top">
<td>
<h5><span style="font-size: x-large;"><strong>1. Cita le fonti (non copiare!) </strong></span></h5>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="left" valign="top">
<p><div id="attachment_776" class="wp-caption alignnone" style="width: 435px"><a href="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/non_copiare.jpg"><img class="size-full wp-image-776" title="non_copiare" src="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/non_copiare.jpg" alt="Non copiare!" width="425" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Non copiare!</p></div></td>
</tr>
<tr align="left" valign="top">
<td>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Molti blogger leggono un articolo e riescono a cogliere la cadenza dell&#8217;autore. Altri, facendo la stessa cosa, prendono nota di un giro di frase particolarmente brillante; altri ancora, leggono un post e scorgono una metafora sottile ma efficacissima. Infine, ci sono quelli che copiano completamente il testo e ci mettono il proprio nome sopra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Prendere spunto dagli altri è importante, ma copiare non fa bene! È poco etico e non ti aiuta a costruire credibilità intorno al tuo progetto editoriale. È un approccio che non funziona né sul piano artistico né su quello del marketing.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Internet non dimentica</strong>. Sa quante persone hanno scritto sullo stesso argomento e in che periodo. Seth Godin, il blogger di marketing più celebre del mondo, parla di <strong><em>memoria collettiva istituzionalizzata</em></strong>. Tutti possono verificare all&#8217;istante la reputazione di un qualunque autore e l&#8217;autenticità di quello che scrive.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Copiare&#8230; proprio non ti conviene!</strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Questo non significa che devi privarti della possibilità di richiamare pensieri, riflessioni o concetti di altri autori, soprattutto se questi servono a dare valore al tuo ragionamento e a rendere credibile la tua proposta. Puoi farlo, tuttavia, citando le fonti da cui sono tratte quelle voci. È corretto, elegante e pone le basi per uno scambio proficuo di link.</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" width="100%">
<tbody>
<tr align="left" valign="top">
<td>
<h5><span style="font-size: x-large;"><strong>2. Scrivi solo su ciò che conosci! </strong></span></h5>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="left" valign="top">
<p><div id="attachment_779" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/scrivi_quello_che_sai.jpg"><img class="size-full wp-image-779" title="scrivi_quello_che_sai" src="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/scrivi_quello_che_sai.jpg" alt="Scrivi quello che sai" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Scrivi quello che sai</p></div></td>
</tr>
<tr align="left" valign="top">
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non sopporto le persone che quando scrivono non sanno di cosa stanno parlando. A giudicare dalla roba che c&#8217;è in giro, ce ne sono tante. Molti pensano che un pizzico di immaginazione e qualche tecnica truffaldina del tipo “copia e incolla” possano sostituire preparazione e ricerca. Non è così!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Se vuoi attirare un certo tipo di traffico sul tuo blog</strong> e fare in modo che i visitatori diventino lettori abituali è bene che cominci a scrivere solo su argomenti che conosci. Altrimenti, il rischio di fare una pessima figura e di non riuscire a fidelizzare i visitatori è davvero elevato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Un esempio eclatante è quello dei giovani blogger che trattano il tema del fare soldi online (argomento che va molto di moda negli ultimi tempi). Ne conosco a dozzine che mi scrivono per sapere come ricevere un pagamento o in che modo settare un pulsante PayPal. Ma la cosa allucinante è che le stesse domande le vanno a fare anche sui forum.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ora, se sei un esperto del guadagno online e non sai come ricevere un pagamento, quant&#8217;è credibile la tua comunicazione? Te lo dico io, zero!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il mio consiglio, dunque, è di <strong>scrivere su questioni che si conoscono bene</strong>, che si ha la possibilità di provare, di argomentare, di contestare con fatti o esperienze vissute in prima persona.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ma se proprio non hai un background specifico da trascrivere per i tuoi lettori, allora ti consiglio di cominciare a <strong>raccogliere e a studiare tutto il materiale che ti serve per tirare fuori il tuo bell&#8217;articolo</strong>. La ricerca è un&#8217;attività molto interessante. Ti consiglio di praticarla. Scoprirai che oltre a essere un fatto divertente, è anche un modo originale per sentirsi soddisfatti del proprio lavoro.</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" width="100%">
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<tr align="left" valign="top">
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<h5><span style="font-size: x-large;"><strong>3. In Italia il tuo blog è “made in Italy”! </strong></span></h5>
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<td align="left" valign="top">
<p><div id="attachment_782" class="wp-caption alignnone" style="width: 436px"><a href="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/italy.jpg"><img class="size-full wp-image-782" title="italy" src="http://www.lavoro-casa.com/wp-content/italy.jpg" alt="Made in Italy" width="426" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Made in Italy</p></div></td>
</tr>
<tr align="left" valign="top">
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non so se hai mai visto quel memorabile film di <em>Stefano Vanzina</em> dal titolo “<strong>Un americano a Roma</strong>”. Ebbene, in quelle scene, il grande <em>Alberto Sordi</em> prendeva in giro la società italiana del dopoguerra, tutta protesa a imitare i miti statunitensi di Hollywood. Ma Nando (A. Sordi), con il suo americano infarcito di genuino romanesco, non aveva alcuna pretesa di serietà, e quando, dopo aver cercato di mangiare yogurt, marmellata e mostarda, si accorge degli spaghetti al pomodoro e del fiasco di vino rosso, non ci pensa due volte. Torna romano più di prima per potersi concedere finalmente un vero pasto all&#8217;italiana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Sono passati 51 anni, ma la <strong>voglia di imitazione dei modelli americani </strong>continua a suscitare fremiti negli autori italiani alle prime armi. Capisco che venga spontaneo snobbare ciò che è familiare, ma se il tuo obiettivo è quello di dare un&#8217;informazione che sappia fare presa sulla gente, ti consiglio di essere sempre il più semplice e autentico possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Usare un termine inglese solo perché suona più tecnico per le tue elucubrazioni non significa comunicare in maniera efficace. <strong>La lingua italiana ha più di 50.000 vocaboli </strong>e consente per questo infinite possibilità espressive. Eppure la maggior parte degli italiani ne conosce poco più di 500.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Poi si dice che gli inglesi sono più bravi ad esprimere concetti difficili con poche parole. La verità è che questo fatto di voler prima concettualizzare e poi raccontare in inglese a tutti i costi è diventato un luogo comune così forte che quello che conta non è tanto il significato delle parole usate, piuttosto il fatto di dirlo in inglese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Chi legge dedica meno tempo alla concettualizzazione di chi scrive</strong>. Se il tuo intento è quello di richiamare un mondo di esperienze e di <em>case history </em> (l&#8217;ho fatto apposta) con modelli linguistici non condivisi, quello che ne viene fuori è un esercizio alquanto artificioso di costruzione della frase.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Insomma, anche qui vale la regola di <em>prendere spunto</em>, se necessario, ma di ridurre al minimo le imitazioni. Dall&#8217;America arrivano idee interessanti, soprattutto in materia di internet, ma non tutto è <em>buono </em> per il mercato italiano. Prima, perché anche negli Stati Uniti c&#8217;è tanta robaccia di scarsa qualità che non vale proprio la pena di importare; secondo perché i modelli comunicativi americani non hanno niente a che vedere con quelli italiani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Scrivere titoli con tutte le iniziali in maiuscolo (comprese quelle degli articoli e delle congiunzioni) non è un bello spettacolo da vedersi. Non migliora la tua credibilità e non aumenta l&#8217;interesse per il contenuto dell&#8217;articolo. Anzi, quasi sempre da la sensazione di avere a che fare con dei “poco di buono”. E questo non ti aiuta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Lo stesso vale per tutti quegli accorgimenti (sottolineature, evidenziature, aumento spropositato dei font etc.) di cui è piena la rete americana. In Italia vengono percepiti tutt&#8217;al più come manifestazioni dilettantesche di comunicazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il mio consiglio è di tenere tutto sotto controllo, di monitorare continuamente anche il mercato americano, perché di vero c&#8217;è che in quello sono molto più internettizzati di noi italiani. Ma di non andare oltre il fatto di cogliere dei suggerimenti strategici da attuare nel mercato italiano, nel <strong>rispetto delle regole</strong>, degli usi e di tutto quello che da secoli fa del “<strong>made in Italy</strong>” un marchio di indiscussa qualità.</span></p>
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<table width="96%" border="0" cellspacing="10" cellpadding="00">
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<td width="7%"><img src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2010/12/cover-100mila-thumb.png" width="100" height="139" /></td>
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